Dapprima il barone avea crollato le spalle, sorridendo di compassione alle osservazioni della baronessa che gli manifestava timidamente i suoi terrori dell'avvenire; poi aveva risposto calmo e dignitoso:

— Baronessa, le liti non sono cose di cui deve occuparsi una donna!

Mariangela, che un giorno aveva osato aggiungere qualche parola alle insistenze della madre, si era sentita rispondere un: — Zitta, sciocca! — che la fece piangere mezza giornata.

Rosaria invece pensava che era inutile tentar di persuadere il barone e indurlo a proporre un accomodamento; e perciò andava spesso nel camerone dai fratelli, quando sapeva che tutti e tre erano là, e li scoteva dalla inerte indifferenza, li incitava:

— Che uomini siete? Ora più non siete ragazzi!

Ercole bestemmiava:

— Corpo di...! Che debbo fare? Prendere questo fucile e far fare una vampata al cugino marchese?

Marco non rispondeva. Aveva già terminato il modellino in legno e in latta del suo mulino, e lo faceva funzionare, soddisfatto che andasse meglio di quel ch'egli non aveva sperato. La gran ruota, che doveva dare il movimento alla tramoggia e alle macine, sarebbe stata così enorme che occorrevano due piani del palazzo per farle posto. Avrebbe voluto spiegare alla sorella l'intero meccanismo, smontarle sotto gli occhi e rimontare il modellino; ma Rosaria gli avea voltato le spalle per avvicinarsi a Feliciano che studiava coi gomiti appoggiati sul tavolino e la testa sui pugni.

— Insomma, te ne lavi le mani anche tu?

Feliciano alzò gli occhi e fissò in faccia la sorella: