— Facciamo come tua sorella e Caniglia! Non c'è altro verso!

— Se mi vuoi bene, non parlarmi più di questa cosa! — ella rispondeva.

— Facciamo come tua sorella e Caniglia! — ripigliava l'innamorato.

E visto che non c'era proprio altro verso!...

Fu dopo quasi diciotto mesi dalla fuga di Lisa. Stavano per andare a cena. Donna Rita condiva l'insalata in cucina; il notaio già seduto a tavola, in maniche di camicia pel gran caldo, affettava anticipatamente un bel cocomero grondante ancora dell'acqua del pozzo dov'era stato immerso mezza giornata per rinfrescarlo. Ed egli era sul punto di assagiarne una fettina, quando rizzò le orecchie al parlottìo sommesso che si udiva in cucina, all'andare e venire frettoloso delle ragazze da una stanza all'altra... Paolina, la minore di tutte, s'era affacciata all'uscio della sala da pranzo, aveva guardato il babbo ed era scappata via. Egli chiamò, per sapere che diamine era accaduto, nessuno rispose, nessuno accorse. Tornò a chiamare più forte:

— Clementina! Clementina!

Il primo nome che gli era venuto alle labbra.

Gli risposero strilli e singhiozzi dalla cucina. Allora il pover'uomo, con la fettina di cocomero in mano corse colà.

— Che è stato? Che è stato?

Le ragazze erano scappate via. Donna Rita lo prese pei polsi: