La camera era in disordine; il letto non ancora rifatto. Sul canterale, su le seggiole, sul tavolino davanti la finestra, una confusione di oggetti disparati: capi di biancheria, ceste con frutta, ferri da calze, forbici, ditali, una corona di cocco, una conocchia, due fusi, e tra il canterale e il tavolino l'arcolaio con una matassa di cotone azzurro da dipanare. Se non che il canterale era finamente incrostato di tartaruga e madreperla, e la conocchia e l'arcolaio erano prezioso lavoro di un antico pecoraio di famiglia, che vi aveva scolpito con la punta del coltellino strane fantasie di ornati complicatissimi. Marco era andato ad ammirarli anche ora, prima di prender posto accanto alla sorella Mariangela.

La baronessa portò il fazzoletto agli occhi.

Ercole ruppe il silenzio, ripetendo la sua facezia:

— Ecco il consiglio dei topi!

Rosaria lo sgridò duramente:

— Taci, villanaccio!

E rivolgendosi a Feliciano gli disse:

— Dunque? Questa interdizione?

La baronessa singhiozzava.

— Non c'è altra via! — confermò Feliciano.