— Dannata!... Dannata!

Il confessore le accarezzava i capelli, tentava di confortarla.

— Parla, figliuola mia! Ora sei davanti al cospetto di Dio... Dimentica la miserabile persona del suo indegnissimo servo... Parla!

Mai il canonico Rametta, da che era stato autorizzato ad amministrare il Sacramento della penitenza, mai si era trovato davanti a una scena simile; e tremante, smarrito, non sapeva in che maniera indurre quella figliuola a calmarsi.

Terribili, incredibili cose aveva poi udito.

— Tu, figliuola mia?... Tu hai invocato il diavolo?... Perchè? Come?

E Rosaria, a testa china, con la faccia tra le mani che a stento lasciavano passar libera la parola, aveva rivelato il segreto che da due anni le gravava sul cuore, e che aveva formato la sua felicità e la sua disperazione nello stesso tempo; quel terribile segreto che più volte le era parso avessero indovinato o volessero indagare la madre, la sorella, i fratelli, e che ella aveva per ciò più rabbiosamente calcato in fondo al petto!... Ma ora... ora non ne poteva più!

E così dentro quella buia sepoltura della loro casa era penetrato un raggio di sole. Ella aveva amato, riamata!... Perchè, perchè il Signore l'aveva fatta nascere una Zingàli? Per questo, colui non aveva mai osato farle sapere direttamente... E forse anche per lo stato della loro famiglia!

— Come lo hai dunque saputo, figliuola mia?

— Un accenno, due parole dettemi da una povera donna...