— Lo sapevo, padre; lo facevo a posta!...

— Ma era un'aberrazione, un suggerimento del diavolo!... Ora che ti accusi del peccato, ora che, pentita, domandi perdono...

— Sono dannata!... Sono dannata! — tornava a singhiozzare Rosaria desolatamente.

— Ah, figliuola! Questo, questo è peccato ancora più grande: disperare della misericordia di Dio!... Sei già perdonata! In nome di Colui che me n'ha dato potestà, ego te absolvo!... E ora che intendi fare, figliuola mia?

— Voglio andar via, lontano, Suora di Carità!... Partire sùbito... sùbito!...

***

Il barone aveva ricevuto una lettera di Rosaria che gli domandava perdono e gli annunziava la sua partenza per Siracusa, dove era la casa delle Suore di Carità che dovevano ricevere i primi voti di lei. Egli aveva tentennato cupamente il capo leggendo; poi, stracciato il foglio, ne aveva buttato i pezzetti in un angolo; e non aveva risposto.

Due mesi dopo, Ercole, in una partita di caccia, veniva colpito per sbaglio da un amico. Era rimasto accecato, e forse non sarebbe sopravvissuto alla disgrazia!

— È la mano di Dio! — aveva risposto il barone a don Emanuele Cerrotta, incaricato di partecipargli cautamente la notizia. — Dovrò vedere ben altro!... La mano di Dio è lenta nel colpire, ma infallibile!...

Da due notti egli non chiudeva occhio, agitato dal pensiero della prossima discussione della lite davanti a la Gran Corte. Finalmente il gran giorno arrivava! Bisognava correre da un giudice all'altro e dal presidente, per dare informazioni assieme con l'avvocato e col procuratore legale. E il presidente della Gran Corte, udendolo parlare e parlare — già lo conosceva benissimo; chi non lo conosceva ormai nei tribunali e nella Gran Corte? — quella mattina gli disse nel suo schietto napoletano: