— Che fate più qui, barone? — gli aveva detto don Emanuele Cerrotta. — Ora aspettiamo la sentenza... favorevole... ve lo confido in un orecchio... l'ho saputo poco fa. Sarà pubblicata fra un mese. Ci si dà ragione in tutto e per tutto... Come se ce la fossimo scritta da noi. Tornate a casa vostra; caro barone; volete ammazzarvi con questa vitaccia? Perdonate e non ci pensate più. Siate generoso!
— I Zingàli non perdonano mai! Vanno all'inferno, ma non perdonano! Mai! — aveva risposto il barone.
— Cristiano battezzato; ma Gesù Cristo, che perdonò a tutti ed era figlio di Dio, Gesù Cristo non perdonò a Giuda!
— Andate a confessarvi!... Non sapete che vostro figlio Marco...
— Il mugnaio?... So! So!
— C'è mancato poco che la gran ruota del suo mulino non lo abbia sbalzato per aria e sfragellato!
— La mano di Dio!... E ancora!... Ancora!...
— Me l'ha raccontato uno del vostro paese. E, in pochi minuti, ogni cosa si è sfasciata, è andata in frantumi per troppa violenza di moto. Son crollati due solai...
— Crollerà l'intero palazzo! Vedrete!