— Dicono che voscenza ha vinto la causa. Ora don Marco non penserà più al mulino...

— Forse...

— È stata una pazzia. I signori debbono fare i signori, ed io che sono un carrettiere il carrettiere; dico bene, voscenza?

— Ferma; scendo qui. Non far sapere a nessuno che mi hai portato.

— Come vuole voscenza.

E si arrampicò lentamente pel viottolo che saliva a destra su per la collina. I cani abbaiarono poco dopo, un contadino s'affacciò dal ciglione:

— Zitto! — gli disse — Sono stanco; la salita è ripida.

***

Le febbri lo avevano sfinito. Dormiva sur un po' di strame; non c'era neppure un pagliericcio in quell'antico frantoio di ulive che non serviva più da anni ed anni. I contadini ogni sera tornavano in paese, ed egli restava solo colà, aspettando il plico del procuratore Cerrotta, che dovea portargli la copia legale della sentenza della Gran Corte.

— Come si sente, voscenza?