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Rosa diventava rossa dalla contentezza quando vedeva tornare dalla scuola il bambino, con la tasca d'incerata a tracolla; e stava a guardarlo sbalordita mentre quegli scarabocchiava i quaderni seduto al tavolinetto fatto fare a posta per lui.
Lo vedeva già cresciuto, bel giovane, serio... Avvocato? Dottore? Prete? Non sapeva decidersi intorno alla professione da dargli... Lei ne avrebbe fatto volentieri un prete, canonico, poi parroco..... Sarebbe andata ad ascoltare la messa di lui, le prediche di lui...! Ma suo marito diceva:
— Meglio dottore.
— Sarà quel che Dio vorrà! — conchiudeva lei.
E si divertiva a interrogare il ragazzo.
— Che cosa vuoi tu diventare? Avvocato? Dottore?
— Brigadiere, mamma; con la sciabola e il pennacchio! — aveva risposto un giorno il bambino.
E Rosa si era indignata. Soldato, no! Il re ne aveva tanti altri figli di mamma da prendersi. Suo figlio doveva restar sempre con lei; essere il bastone della sua vecchiaia, la colonna della sua casa, la palma del suo giardino, il suo stendardo... Tutte le immagini dei canti popolari le venivano su le labbra, le accendevano la fantasia. La povera donna aveva quasi dimenticato che quel ragazzo era un trovatello; forse gli voleva più bene appunto per questo; intendeva di essergli doppiamente mamma, in modo da compensarlo della cattiva sorte che lo aveva fatto buttare alla ruota, come una bestiolina, in mano di estranei, solo solo al mondo...