— No, non voglio sapere quel che voi avete pensato o non pensato; domando soltanto se avete qualche carta, qualche documento nuovo... Ne scavate uno al giorno!...

— Ho scritto certe postille, per rischiarare meglio... il punto importantissimo...

E il barone, cavato premurosamente dalla tasca interna del soprabito mezzo foglio di carta, coperto di scritturina rotonda, fitta fitta, con richiami ai margini, lo presentava al suo procuratore.

— Leggerò, con comodo... Capisco di che si tratta... Nient'altro?

— ... Sei tarì, lo sapete! — rispose il barone abbassando gli occhi.

Don Emanuele tirò il cassetto del tavolino e presa una manciata di monete di rame, carlini, pezzi di sei grani e di due grani, contava, — uno, due, tre... Sei tarì vi bastano?

— Per due settimane. Prendetene nota.

— Campate di vento! — esclamò don Emanuele, crollando compassionevolmente la testa.

E mentre il barone ritirava con mano tremula i quattrini, prendendo una dopo l'altra le pilette di ogni tarì e mettendole in tasca, egli faceva quattro rapidi sgorbi sur un quadernetto dove si allineavano filze di cifre significanti altri e altri tarì somministrati al barone durante la lite, e tutte le spese anticipate per lui, da riprendere assieme con gli onorari a lite vinta e finita.

Questo, insomma, voleva dire che il procuratore legale era sicurissimo del buon esito di essa; ma voleva anche dire che quel povero vecchio gli ispirava profonda pietà, ridotto quasi a mendicare dalla cattiveria della moglie e dei figli.