E andò via barcollando, con la fatale lettera in tasca. Ma lungo la strada cominciò a capire. La cosa però le sembrava così enorme, che non voleva crederla. Come? Si poteva dunque buttar via la propria creatura, e poi, quando altri l'aveva allevata, cresciuta, educata, quando altri le voleva più bene dei parenti sciagurati che se n'erano sbarazzati appena mèssala al mondo, questi potevano presentarsi e dire: — Dateci quel bambino; è nostro! — E la legge lo permetteva? Ah, voleva vederla! Voleva vederla! Non c'era Dio in cielo, nè Madonna, nè santi, se questa mostruosità poteva accadere! Ah, voleva vederla, se i carabinieri sarebbero venuti a strapparle di fra le braccia la creatura ora sua!
Le lagrime le inondavano il viso, ed ella non pensava ad asciugarselo; non si accorgeva di strascinare lo scialle cascatole dalle spalle; gesticolava, mostrava i pugni a colui che doveva arrivare fra otto giorni...
— Che vi è accaduto, comare Rosa?
— Niente! Niente!
Andava quasi di corsa, e davanti a casa sua, visto Nino che faceva il chiasso con gli altri ragazzi, lo prese per un braccio e lo trascinò dentro e chiuse la porta con tanto di stanga.
— Perchè, mamma?
— Niente! Niente!
Lo baciava, tenendolo stretto stretto tra le braccia, su le ginocchia, quasi dietro l'uscio ci fosse già colui che doveva venire a riprenderglielo. E lo tenne così fino a sera; e quando suo marito picchiò all'uscio, chiamando: Rosa! Rosa! — ella impose al ragazzo:
— Non ti muovere di lì!
E scese la scala, rivolgendosi indietro più volte, per timore che il ragazzo non la seguisse.