Avevano paura che venissero a rapirlo all'improvviso per non trovare opposizione da parte loro. Un Giudice di Tribunale, immaginavano, poteva comandare ai carabinieri, fare qualunque prepotenza. Invano l'avvocato, da cui erano andati a ricorrere per consigli e per difesa, li aveva rassicurati che tutto doveva procedere legalmente e che il padre non poteva reclamare il figlio messo ai trovatelli, senza prima aver fatto tutti gli atti occorrenti. Tenevano chiuso il ragazzo in casa, non gli permettevano neppure di affacciarsi alla finestra.

E ora il marito, che non aveva più animo di andare in campagna, ora Rosa, che non poteva ingoiare l'amara pillola, correvano più volte al giorno dall'avvocato:

— Trovi un mezzo voscenza, un'opposizione!...

— Ma che mezzi? Che opposizione? Il padre ha diritto di riprendere il figlio.

— Facciamo una causa; tiriamola a lungo. Da cosa nasce cosa. La legge dovrebbe dirgli: — Ah, tu non hai voluto il bambino quando è nato? Lo hai messo ai trovatelli, senza curarti se sarebbe morto di freddo e di fame in mano di quelle donnacce che fanno il mestiere di balie?... Non hai pensato, per tredici anni, ad informarti se il tuo figliuolo era vivo o morto, voluto bene o maltrattato?... Ed ora che ti fa comodo pretendi di riaverlo?... Niente affatto. Anzi, ora che so l'infamia da te commessa, ti afferro e ti metto in carcere! — Ecco quel che dovrebbe dire la legge!... Chi l'ha fatta cotesta legge? È legge da turchi, non da cristiani. Chi l'ha fatta? Il re? Non ha figli il re?

La povera donna diventava eloquente, e si meravigliava che l'avvocato non sapesse trovare nessun appiglio per una lunga causa, da andare in Tribunale, e poi in Gran Corte, e poi in Cassazione... Chi l'avea fatta dunque quella legge da turchi?

— Certamente non l'ho fatta io! — rispondeva l'avvocato ridendo.

— Ma come? Gli abbiamo dato il sangue nostro; lo abbiamo tirato su con tante cure, con tanti stenti; lo abbiamo mandato a scuola... Se fosse stato figlio mio lo avrei condotto a zappare e ad arare con me, a fare il contadino come me... A questo, invece, libri, quaderni, penne!... Che non avremmo speso per lui?... E ora?...

— E ora il padre vi darà un compenso per tutte le spese da voi fatte; non volete capirlo? — ripeteva l'avvocato un po' stizzito che il contadino dalla testa dura gli ripetesse sempre le stesse cose.

E, tornati a casa, la moglie si dava una nuova pelata, dalla disperazione; il marito, buttatosi sur una seggiola, coi gomiti su la tavola e la testa fra le mani, borbottava: