Rosa se lo mangiava dai baci.

Ecco: così! S'interroghi il ragazzo; scelga lui! E la mattina dopo andarono a ripeterlo anche all'avvocato.

E dall'avvocato chi c'era? Colui, il Giudice di Tribunale, vestito tutto di nero, alto, magro, con la barbetta rossa e gli occhiali!... Un tradimento! C'era da attenderselo! Giudici? Avvocati? Farina dello stesso sacco.

Ma Rosa non si perdette d'animo; scattò:

— Figlio vostro? Chi lo dice? Ve ne siete mai ricordato in tredici anni? Siete venuto solo, perchè avete la faccia più tosta di quella di vostra moglie. Perchè non è venuta anche lei, la mammaccia snaturata?... Ora che si fa sposare, ora soltanto si ricorda che c'era una sua creaturina buttata alla ventura pel mondo!...

L'avvocato tentava di farla tacere, di calmarla.

— Ebbene, no; non ve lo voglio dare il ragazzo! Che potrete farmi? Mi manderete in carcere? Ci dovreste essere già voi e da un pezzo!... E invece è lui che manda in carcere la gente! Ecco la giustizia! No, non glielo voglio dare! È inutile, signor avvocato!...

— Ma non vedete che piange? — le disse l'avvocato.

Infatti quel signore biondo, vestito di nero, piangeva, coprendosi la faccia con le mani, singhiozzando:

— Avete ragione!... Avete ragione!... Ma le circostanze!... Ah, se sapeste!...