— Mah... — fece Cipolla,
— I reduci, eccellenza, sono più poveri di me; e pel Fascio ci vogliono quattrini e di molti... Il locale, le trombe...
— Le trombe?
— Sicuro, le trombe; un fascio militare senza trombe farebbe ridere i polli... Ne ho visti parecchi Fasci di Reduci; tutti con le trombe, eccellenza.
— E avrà le trombe anche il nostro! — esclamò il cavaliere, picchiando con una mano su l'altra, in segno di viva soddisfazione.
Così fu concepito il famoso Fascio dei reduci che doveva poi dare tanto travaglio al municipio di Doguara. —
***
La cosa era stata organizzata alla chetichella, perchè il Sindaco e il suo partito non prendessero ombra e non cercassero d'impedirne l'attuazione. Lo stesso Cipolla si era tenuto apparentemente in disparte, servito bene da mezza dozzina di giovanotti ai quali l'idea delle trombe aveva fatto girare la testa.
Dal Circolo degli Agricoltori, il Sindaco che n'era presidente onorario e i suoi partigiani osservavano, sorridendo, i lavori di riattamento che venivano allestiti là di faccia per trasformare le due botteghe di erbaiuoli destinate a sede del Fascio dei Reduci. Ma il Sindaco e gli altri risero male il giorno dell'inaugurazione, quando in coda a quelle due centinaia di reduci, che marciavano con in testa otto trombe assordanti, videro il cavaliere, il notaio Pitarra e tutti gli altri del partito di opposizione.