— Viva il cavaliere! Viva il cavaliere!
E le trombe suonavano la ritirata: Tatà, taratatà!
***
Fino a che si era trattato di non spendere nulla, la signora Li 'Nguanti non solamente non aveva fiatato, ma aveva preso parte attiva all'agitazione elettorale in favore di suo marito. Lo avrebbe visto volentieri assessore e anche sindaco; perchè no? Quei cosi del municipio valevano forse meglio di lui? Suo marito, il cavaliere, come ella lo chiamava parlando con certe persone, era galantuomo provato e aveva le mani nette. Non si poteva dire altrettanto di tutti quei signori. E poi, essere assessoressa o sindachessa non le sarebbe dispiaciuto, per far arrabbiare quella malcreata della moglie del sindaco che una volta si era permessa di dire del signor Li 'Nguanti: Cavaliere di che. Ah! Chi lo aveva fatto cavaliere? Ma c'era nato, e non erano occorsi decreti reali per dirsi tale!... Sicuro, del sindaco, marito della screanzata, non si poteva dire: Carrettiere per caso; era figlio di carrettiere e si vedeva. E... e... Quando entrava in quest'argomento, la signora Li 'Nguanti non la finiva più.
Per ciò nell'ultima lotta elettorale ella era andata di qua e di là, di giorno e anche di notte, convinta che le donne in certe occasioni valgono meglio degli uomini. Ora però che si trattava di buttar via quattrini a palate, la questione diventava un'altra.
— Siete ammattito? — ella gridava al cavaliere. — Non sapete che farvene, se li spendete così?
— Zitta! — rispondeva il cavaliere dignitosamente.
— Zitta un corno! Lo vedo io quel che si sciupa in questa casa da che vi è saltata in testa la maledettissima idea del Fascio.
— Zitta!
— Perchè vi suonano le trombe? Bella cosa! Ma quando si tratta di sganasciare, pane, vino, salami, formaggio, tutto deve uscire di qui!... Il notaio Pitarra e gli altri non si scomodano. — Viva il cavaliere! — E il Fascio... Dio non voglia!... farà andare questa casa a catafascio! Già, non è il Fascio l'abitazione vostra? Mattina e sera là. Credete che ve ne saranno grati? Alle elezioni vi aspetto!