Quella domenica sera nelle sale del Fascio ci fu gran baldoria per la nomina del cavaliere ad assessore. Donna Beatrice avrebbe vuotato non una ma due botti, e finito anche le provviste di fichi secchi e di noci, tanto era contenta. Ma la mattina dopo disse al marito:
— Ora basta; siete assessore! Pensate a vostra figlia piuttosto.
Don Mimmo volle fare l'assessore davvero. Poteva servire due padroni? E dovette per forza trascurare il Fascio. Cipolla n'era dispiacente più di tutti. Non più marce, non più scampagnate; e il cavaliere spesso spesso ora lo mandava in campagna a lavorare come prima.
I Reduci borbottavano:
Come? Ancora fuocatico? Ancora dazio consumo? Il cavaliere aveva promesso che entrando in Consiglio avrebbe detto, avrebbe fatto! E che diceva? Niente. E che faceva? Peggio degli altri. Ora si era messo a perseguitare la povera gente con la scusa che avevano usurpato qualche palmo delle strade comunali di campagna! Perchè non cominciava dai galantuomini?
E c'era il Bracco che soffiava nel fuoco. Il Bracco si era iscritto nel Fascio da pochi mesi, appena tornato dal reggimento, e parlava come un libro stampato col lei, col mica, col ciao, e bestemmiava alla toscana, alla piemontese, alla romana, da far rizzare i capelli. Raccontava, a quattr'occhi, ora in questo, ora in quel crocchio, che a Palermo stavano per fare il comunismo e dividersi le terre e i quattrini dei signori tanto per uno, com'era giustizia.
— Domineddio ci ha fatti tutti eguali; perchè i ricchi debbono mangiare come porci e noi morire di fame? Giustizia? Non ce n'è: dobbiamo farcela con le nostre mani.
Fascio dei Reduci, Circolo degli Agricoltori, Circolo degli Operai avevano fraternizzato dopo che il cavaliere era entrato a far parte della Giunta comunale.
E il Bracco, che aveva poco da lavorare col suo mestiere di sellaio, passava le giornate nei locali del Fascio e dei Circoli, a fumare, a sputacchiare, a far prediche; ascoltato meglio di un predicatore, perchè col predicatore non si discorre e con lui si poteva chiedere schiarimenti, fare obbiezioni, e gridargli bravo, quando esclamava, col rinforzo di una bestemmia delle sue:
— Faremo il comunismo anche noi! Fascio? Circoli? — ripeteva ironico. — Ma li hanno messi su per comodo loro, per avere i voti. Che siamo? Pecore? Schiavi? I consiglieri dovremmo esser noi, non loro. Ora, lo avete inteso? aggravano il dazio consumo. Dicono: Ci vogliono quattrini!... Ma che ne fanno? Si bevono il sangue di noi poveretti!... Faremo il comunismo!