E appena egli usciva dalla sala, Don Franco perdeva la testa peggio di prima.
Gli pareva che Zitu dovesse approfittare della bella occasione di saperlo incatenato là, dall'ufficio di usciere, per dare liberamente una capatina laggiù e fare lo smorfioso con la ragazza che forse lo aspettava alla finestra. Per ciò egli regalava qualche soldo al figlio del falegname che aveva la bottega di faccia a casa sua:
— Sta' a vedere se passa Zitu! C'è due soldi per te; vieni a dirmelo sùbito in pretura.
Siccome i soldi glieli dava soltanto quando il ragazzo gli andava a dire: — È passato! — così costui, dopo parecchie volte, per guadagnarsi la mancia, gli riferiva: — È passato! — anche quando non era vero.
— E lei, lei era alla finestra?
— Era alla finestra.
— E gli ha fatto dei segnali?
— Gli ha fatto dei segnali, col fazzoletto bianco!
Don Franco si strizzava le mani, si mordeva le labbra, smaniava. Ma doveva star là, a chiamare i testimoni, fino alla fine dell'udienza; e poi accompagnare a casa il Pretore, che si divertiva a interrogarlo, avendo indovinato di che si trattasse, perchè sapeva la cosa.
— Che avete, Don Franco?