— Significa che voi siete una stupida e costei una civetta! Significa che io non voglio gente tra' piedi in casa mia. Non sono padrone, forse?
E sbatacchiò all'angolo la mazza, che cadde per terra.
***
Un anno d'inferno! In quella casa più non si mangiava nè si dormiva in pace, da che la signorina Maligna (don Franco ora non chiamava altrimenti la figlia) resisteva ai consigli, alle minaccie, e fin alle bastonate, stregata da quell'infame (non diceva più bravo figliuolo) che voleva disonorargli la famiglia. Birri non ce n'era mai stati tra i Lo Carmine, e lui non voleva parenti birri, nè vicini nè lontani! La signorina Maligna poteva mettersi il cuore in pace! Nè lei, nè il suo birro l'avrebbero spuntata!
E le grida e le minaccie e gli schiaffi (don Franco era diventato troppo manesco) mettevano a rumore il vicinato ogni volta che il ragazzo del falegname; per buscarsi i due soldi, andava a dirgli in pretura: — È passato Zitu! — e non era vero.
Zitu anzi non si faceva più vedere da quelle parti; non ne aveva bisogno. Andava, invece, in casa d'un suo amico, entrando dalla via là dietro, senza che nessuno potesse sospettare che l'amico gli dèsse l'agio di salire su la terrazza per parlare comodamente con Benigna da la finestra di cucina.
— Non ne posso più! Vuol dire che non c'è la volontà di Dio! — balbettava Benigna.
— Vuol dire che non mi vuoi bene! Mi ammazzo con questa daga; tu mi vuoi morto, lo capisco!
— No, Santi!...
— Decìditi dunque, se mi vuoi bene davvero!