— Prestatemi quattro grani, zi' Croce; prestatemi un carlino, un tarì!
Diceva: prestatemi, ma non rendeva mai.
— E della vostra paga che ne fate? — rispondeva lo zi' Croce.
— Non mi basta neppure per la pipa! Intanto voi ci avete la tacca.
Che valeva che lo zi' Croce ci avesse la tacca, dove segnava di mano in mano i tarì, poichè non sapeva scrivere, se il leprino si fumava e si beveva la paga sua e quella di lui? Ma per non sentirlo bestemmiare peggio d'un turco, spesso egli veniva a patti:
— Vi do cinque grani; non ho altro.
— Gli altri cinque me li darete domani, per fare il carlino.
Quasi glieli dovesse! Ed era inutile nasconderli in seno, avvolti in uno straccio di pezzuola. Se lo zi' Croce teneva un po' duro, giurando anche che non aveva neppure un grano, quel leprinaccio lo frugava tutto, bestemmiando Dio, la Madonna, i Santi del Paradiso:
— Tanto, se gli svizzeri ci ammazzano, se li prenderanno loro, zi' Pecoro!
Soleva chiamarlo così.