—È una pazzia!

—Chiamerò in mio aiuto la tua signora, tua madre.

—Povere donne! Lasciale in pace.

—Se ti vogliono bene, mi aiuteranno a vincere la tua sciocca repugnanza; scusa se dico così.

E infatti, appena lo presentai a Fausta, le prime parole che egli le disse furono:

—Lei dovrà essere la mia alleata! Anche lei,—soggiunse rivolto a mia madre.

Lo trattenni a desinare con noi. Quella sua foga di parole e di gesti mi divertiva, mi distoglieva dal pensare alle mie tristi circostanze. Da molti mesi non avevo più visto Fausta ridere con tanta scioltezza come alle strabilianti uscite di ogni sorta che Lostini profondeva. Mia madre lo guardava maravigliata, ripetendogli a ogni po':

—Sempre lo stesso!

Rideva anche lui, soddisfatto, con un po' di fatuità, di quel che diceva. Pareva che ripetesse a memoria brani di sue novelle, di suoi articoli, e si ascoltasse con piacere.

—E non prenderà moglie?—gli domandò mia madre.