Non sapeva come riparare la sua storditaggine, vedendo il viso di Fausta improvvisamente rabbuiato. E continuò:

—Dovrà fare lei il prodigio. Tanti studi, tanta cultura, tanto acume critico non devono andar perduti. Sarà un'occupazione, una distrazione per lui; un articolo ogni due mesi! Non chiedo troppo.

—Io influisco così poco!—rispose Fausta.

—Non può essere.

—Te ne prego!—intervenni.—Non insistere. Da due anni non ho scritto più una sola parola. Mi sento irrugginito. L'ideale?… È un gran malanno.

—Come? Parli così, tu, hegeliano fino alla punta delle unge?

—Non insistere più!—replicai, e con tale accento che il povero
Lostini, mortificatissimo, soggiunse a bassa voce:

—Scusa. Credevo di mostrarti che ti voglio bene.

—E te ne ringrazio,—conclusi.

Uscimmo a prendere il caffè su la terrazza.