Lostini tornò loquace, divertente.
—A Milano ci si trovava bene?—gli domandò mia madre.
—Quasi ci fossi nato. Là è impossibile rimanere inoperosi. Io mi son buttato nella mischia a corpo perduto. Mischia incruenta, d'inchiostro—non si spaventi—ma che tiene agitati come se si trattasse di botte, di colpi di sciabola o di coltello. Se ne soffre, ma non vuol dire. Si fa anche soffrire. È la vita! Io pubblico un romanzo; un critico rinomato me lo stronca, me lo riduce in poltiglia…. Ne soffro, è naturale. Ed ecco che il critico rinomato pubblica un suo volume. Alla mia volta, glielo stronco, lo riduco in poltiglia…. E allora soffre lui, con mio vivissimo piacere. È la vita!
—Credevo che la letteratura fosse ben altro,—disse Fausta.
—Ed è ben altro,—rispose Lostini,—ma anche questo. Come accade in tutte le cose, coloro che la manipolano ne hanno quasi nausea; coloro che se ne servono la giudicano secondo il piacere ricavatone…. In certi momenti, più che romanziere, novelliere, articolista, versaiuolo, preferirei di esser fabbricante di saponi; in certi altri, non scambierei il mio mestiere con quello di un milionario. Forse esagero su questo punto: i milioni servono a tante cose; ma qualche volta non servono a niente…. o a far male agli altri. Un romanzo, un cattivo romanzo anche, come qualcuno dei miei, fa sempre un po' di bene ai lettori imbecilli e promove la secrezione della bile ai signori critici. Senza contare che quando si è occupati a scriverlo, ci dà la sensazione, il convincimento di essere in procinto di mettere al mondo un capolavoro…. Sensazione, convincimento che spesso i grandi ingegni non hanno. Dubitano, esitano davanti a le difficoltà, guardano troppo in alto (come un certo signore di mia conoscenza) e rimangono inerti, con gli occhi alle nuvole…. Lei mi approva, signora Fausta. Ecco: io non guardo in alto, nè in basso, ma diritto davanti a me, e procedo….
Continuò a parlare fino a tardi; sembrava che il mio silenzio, l'attenzione e le risate di Fausta e di mia madre lo eccitassero. E per quattro giorni la nostra vita fu invasa dalla sua voce, dalla sua allegria, dai suoi gesti, quasi ravvivata da un'onda di luce, quasi scossa da quella vivacità eccessiva, che a me intanto ispirava un senso di repulsione per la inconsapevole volgarità che col mio modo di giudicare scorgevo nelle parole e negli atti di Lostini.
—Buon giovane, del resto,—dissi a Fausta.
—E anche savio,—rispose.—Prende il mondo com'è. Non fantastica irraggiungibili felicità, e non avrà mai disinganni.
—Soltanto l'aver potuto pensare l'irraggiungibile, come tu dici, vale più di qualunque azione.
—Ti credo, senza comprenderti.