Com'era sottomessa, umiliante, affettuosa Fausta dal giorno della terribile rivelazione! Come era silenziosamente implorante che io mi decidessi ad accettare la generosa offerta della sua vita! Ora, lo capivo, il pudore le impediva di ripetermi le disperate parole:—Fammi morire così, Dario! Sarò felice di morire così!—Ma c'era nei suoi sguardi, nella sua voce commossa, nelle sue contegnose carezze qualcosa che mi esprimeva mutamente la stessa offerta. Io ero alla tortura.

Avevo avuto una scena quasi violenta con mia madre.

—Perchè non torni a dormire in camera? Durante l'allattamento stava bene; ma ora….

Per espresso desiderio di Fausta, ella ignorava ancora.

—È più igienico,—risposi.

—Tuo padre diceva pure così.

L'espressione dell'accento fu di tale strazio, quasi tutti i dolori della sua desolatissima vita le si fossero ridestati nel cuore in quell'istante, che io infransi la promessa giurata a Fausta, e le rivelai il triste segreto.

Stentava a credermi.

—E la povera figlia?

—Sa, da una settimana. Non riesce a consolarsene. Non vuol convincersi.
Dice:—Ma cotesto dottore è forse infallibile?