—Lo dico anche io. Faremo un consulto. Sì, il parto fu difficile; te l'ho taciuto per non angustiarti inutilmente, dopo che tutto era finito bene. Ma da questo, al pericolo che ci annuncia costui…. oh!… ci corre…. e di molto. E tu la prendi così freddamente? Ti sei già rassegnato?
—Come ci si rassegna all'inevitabile!
—Oh, Dario! Ho l'animo riboccante di amarezza. Pesa dunque su questa casa la fatalità che nessuna donna debba esservi amata? Io vedo riprodursi in Fausta la mia sorte: ho ripreso a rivivere e a soffrire in lei tutti i miei dolori che credevo di poter dimenticare davanti allo spettacolo della vostra giovinezza felice! Tu sei un egoista diverso da tuo padre, ma egoista quanto lui; peggio di lui, lasciamelo dire. Quegli sacrificò tutto all'idea di accumulare per un unico figlio la ricchezza, i mezzi da poter renderlo considerato e onorato nella società, benefica forza di azione per via dell'intelligenza, come egli era stato benefica forza di produzione industriale e commerciale. Tu intendi di sacrificare tutto a non so quale superbo tuo sogno, a non so quale delusa vanità, a non so quale feroce idolo della tua immaginazione; e non ti accorgi che stai per commettere l'assassinio della bella e buona creatura che ti ha dato il suo cuore, la sua anima, tutta sè stessa, e che sarebbe pronta infine a immolarti la vita—te l'ha, detto—in ricambio di un po' di affetto sincero! E perchè uno sciocco dottore ti ammonisce:—Bada!—tu chini il capo; cioè no, tu non sai nascondere la tua perversa soddisfazione di essere sciolto da ogni dovere di uomo e di marito…. perchè il tuo orgoglio ha avuto una disfatta, e non vorresti esporti a una seconda!
—Mamma! Mamma!—balbettai protendendo le mani in atto di preghiera.—Non inveire così contro di me. Hai torto! Non sono più quello di prima; ma la sola idea della possibilità di attentare alla vita di Fausta m'ispira tale orrore!…
—Facciamo un consulto. Come non ti è passato pel capo?
—A Fausta repugna fortemente di doversi esporre alla indiscreta curiosità dei dottori.
—I medici sono i confessori del corpo; non bisogna nasconder loro niente, allo stesso modo che a quegli altri.
—Parlagliene tu; convincila tu!
—È ragionevole Fausta.
—Che punizione, mamma, è stata oggi la mia, sentendo parlare con tanta durezza te, che mi avevi detto finora soltanto qualche parola di affettuoso rimprovero, addolcita dalla benignità dell'accento commosso! Ti ho contristata inconsapevolmente. Perdonami, mamma!… Sono un grande infelice!