E parlai a lungo di Fausta e con tale effusione di tenerezza, con tale foga di adorazione, che vidi a poco a poco schiarirsi la fronte e gli occhi della mamma insolitamente rabbuiati, e riapparire il sorriso su quelle labbra poco prima illividite dallo sdegno.

—Peccato che Fausta non sia in un canto ad ascoltarci!—ella disse.

E si affacciò alla finestra per nascondermi le lacrime di consolazione che non poteva più trattenere.

XIX.

Non era stato possibile neppure a mia madre di persuadere Fausta della necessità di un consulto. Il suo pudore si ribellava, indignato; si ribellava anche il suo cuore. Più volte le aveva risposto:

—Ma perchè Dario non vuole accettare il sacrifizio della mia vita?…
Sarebbe così bello, mamma!

La sua ostinazione mi irritava. E avrei dovuto essere invece profondamente commosso, orgoglioso, pur respingendo la triste offerta. Ero convinto della sincerità del suo atto, quantunque essa avesse tentato di farmi credere che sacrifizio non sarebbe occorso e che l'avvenire avrebbe smentito le cattive previsioni del dottore.

Questi però, nuovamente consultato da me, era stato più esplicito dell'altra, volta.

—La chirurgia non fonda la sua diagnosi su intuizioni, come la medicina, ma su fatti che si possono ripetutamente osservare.

E aveva parlato a lungo, con qualcosa di compassionante, di ironico nella voce, dopo che io gli avevo risposto: