E si rimise a scegliere le rose, a distribuirle in mucchietti di varia grandezza. Io seguivo il rapido movimento delle sue mani che sconvolgevano il grosso mucchio, affondando le dita tra il verde delle foglie, distrigando i gambi, rizzando ogni rosa per giudicare a qual mucchietto avrebbe dovuto destinarla; e mi pareva di scorgervi tremiti, e vibrazioni che non provenivano soltanto dalla gentile occupazione alla quale ella era intenta.
—E non comunichi a Dario la bella notizia ricevuta da Roma?—disse a
Fausta mia madre.
Alzai il capo con vivissima curiosità, fissando Fausta negli occhi.
—Roberto si è fidanzato. Sposerà in ottobre.
—Davvero?—esclamai.—Questa sua risoluzione mi stupisce. Ha detto sempre di voler conservare la sua libertà. Credevo che si preparasse alle lotte della vita politica.
—Il matrimonio glielo impedisce forse?
—No, mamma, non glielo impedisce. Ma per certi ufficii esso, più che un peso, è un ostacolo. Io credo che l'artista e l'uomo politico dovrebbero imitare il missionario: votarsi al celibato.
—Gli artisti e gli uomini politici non cessano di essere uomini come tutti gli altri,—intervenne Fausta.
—Non sono come tutti gli altri, o almeno non dovrebbero esser tali. La loro funzione sociale è più nobile e più elevata: ha scopi assai diversi che non quella delle persone ordinarie.
—Non fanno da artisti o da uomini politici anche quando mangiano e dormono!