—Qualcuno, sì; ma l'ho taciuto, temendo di ingannarmi.

—E ora?

—L'ho sentito agitare!… Sono certa.

—E ti senti bene?

—Benissimo. Nessuno dei fastidi della prima volta. Non sei contento?

—Sì…. Mi sembra però….

Ero atterrito appunto da quella quasi completa assenza di sintomi. Che giorni! Che settimane! Che mesi! E la povera vittima sorrideva! E si sarebbe detto che la Natura volesse darle il compenso d'una salute eccezionale, e anche d'una bellezza eccezionale! Mai Fausta non era stata così bene, così florida come in quegli ultimi mesi di gestazione che mi tenevano attanagliato da un'angoscia senza nome, perchè dovevo nasconderla a lei e a mia madre, fingendo un'allegria quasi più penosa dell'angoscia che voleva celare.

Ancora un mese, e avrei saputo che la speranza ci aveva ingannati! In quei giorni mi arrivava il nuovo romanzo di Bissi con la dedica affettuosissima a Fausta e a me, augurando che il bel sogno dei nostri cuori diventasse anche più bello nella realtà. Leggendo queste parole mi ero sentito salire le lacrime agli occhi. Fausta, oltre che per l'augurio, era felice di veder stampato il suo nome in testa al lavoro d'arte di un amico già consacrato dalla gloria. Diceva che quell'augurio, ripetuto a migliaia di pagine, letto da migliaia di occhi, e forse pronunziato ad alta voce da migliaia di bocche, non sarebbe rimasto augurio vano. E me lo ripeteva spesso, con espressione di birichineria bambinesca che mi faceva tremare di pietà.

—Eh? Che il bel sogno dei vostri cuori…. diventi anche più bello nella realtà!… Più bello! Capisci?

Aveva divorato il libro, segnando molte parti che le sembravano quasi scritte per me.