Se non avessi avuta mia madre (ridotta un fantasma di se stessa, incanutita, infiacchita, sembrava si trascinasse per le stanze in cerca della Morte che tardava a venire), io avrei accolta la idea del suicidio balenata a insidiarmi in quei mesi di impetuosa ribellione contro la spietata violenza del mio Destino. Pensavo di essere nel diritto di rinunziare alla vita che non avevo chiesta, che mi era stata imposta e che era risultata una serie di delusioni, di dolori, di inutilissimi sacrifizi.
La vista di mia madre mi impediva di fermarmi a riflettere su quell'idea. Volevo però far atto di ribelle, mostrare i pugni al Destino, ridergli vittoriosamente in faccia, gridargli:—Tu mi hai inoculato un vacuo senso di dignità umana, un'irrisoria aspirazione alle più pure gioie dell'intelligenza; ed io voglio diventare un bruto, per farti oltraggio, per sputarti in viso il mio disprezzo, per mostrarti che ho una volontà superiore alla tua, che sono forte quanto te, più di te!
Ma non sapevo decidermi dopo la risoluzione presa; c'era ancora dentro di me qualcosa che resisteva, che mi inceppava, che mi faceva stupire, in certi momenti, di aver potuto pensare, formulare quella risoluzione così opposta a tutto il mio passato, così contraria alla mia indole, al mio carattere; e lo stupore m'irritava, m'incitava, senza mai arrivare al punto di spingermi, con un salto, di là dall'ostacolo che mi si elevava dinanzi.
Una lettera di Lostini fu come un grande urto alle spalle che mi fece balzare oltre l'ostacolo quasi mio malgrado. Inaugurava gli uffici della sua «Nemesis»; voleva che almeno fossi presente col corpo, se mi ostinavo ad essere assente con lo spirito, cioè con la collaborazione.
«Non mi privare di questo piacere; anche Bissi sarà qui. E pensa che un po' di vita agitata, in questo centro di attività di ogni specie, farà certamente molto bene al tuo animo esulcerato. La vita è triste; perchè commettere la stoltezza di volercela volontariamente peggiorare? Vieni; conduci con te, se è possibile, la tua buona mamma. La mia casa di scapolo può offrirvi una modesta ospitalità. Vieni! Non ammetto scuse nè pretesti. «Nemesis» ti attende!»
—Va'—disse mia madre.—Lostini ha ragione. Io ti accompagnerò col cuore, ti sarò vicina col pensiero. Sarei un impiccio per te e per lui…. Mi scriverai ogni giorno, una parola, due righe; e mi farai avere i giornali che parleranno della vostra festa. Voglio annunziargli io la tua partenza, ringraziarlo dell'invito e mandargli i miei augurii. Come gli sono grata!
E mentre il treno mi portava via, mi sembrava di lasciarmi dietro, anzi di sfuggire non solamente un posto di orrore, ma un «me» che abbandonavo alla sua sorte, quasi non mi appartenesse più, e col quale non sapevo come mai avessi potuto convivere tant'anni!
Affacciato al finestrino, respiravo a pieni polmoni l'aria che mi sferzava il viso, e gli occhi bevevano lo spazio, trionfanti in quella improvvisa libertà, in quella rapidissima corsa che mi dava la deliziosa sensazione di veder accorrere incontro a me alberi, case, colline, montagne, paesetti, città! Avrei voluto che il viaggio non avesse avuto soste; ogni minuto di ritardo nelle stazioni intermedie mi faceva spazientire. E, nella notte, che ansia, che trepidazione, quasi il treno avesse potuto smarrire la via, e allontanarmi dalla meta! I fischi della locomotiva, mi sembravano gridi angosciosi, di appello, gridi sinistri, di minaccia; e quando l'alba cominciò ad imbiancare l'orizzonte, e il paesaggio a uscire dalla penombra, ebbi un senso di soddisfazione puerile, e trassi un respiro di gioia.
Alla stazione di Milano, ero un uomo nuovo! L'espressione non è esagerata.
Ah, quel Lostini! Maraviglioso addirittura. Che aria di sufficienza, di indulgenza benevola, di cordialità che si concedeva e non si profondeva, di protezione paterna!