—Ben trovato; grazie!
—Certe sciocchezze è molto farle; sarebbe troppo scriverle.
—Specialmente dovendo scriverle io, tu pensi.
—Oh, niente affatto!
—Guarda!—mi disse, additandomi una donna che ci veniva incontro in carrozza, sotto i riflessi di un ombrellino azzurro, elegantemente vestita, con un gran cappello piumato posato con bizzarria su i capelli troppo biondi da esser di color naturale.—Guarda!… Biglietto di prima classe, che non ne vale uno di terza…. Dio ti preservi dalle sue pari!
XXII.
Vorrei cancellare dalla mia memoria il ricordo dei sei mesi passati a Milano. Arrossisco ripensando quella specie di frenesia di godimenti di ogni sorta a cui mi abbandonavo con ansiosa avidità che talvolta raggiungeva l'acuta sensazione di violentissima sofferenza. Ne rimanevo prostrato per parecchi giorni, con gran maraviglia di Lostini e dei nuovi amici della redazione di «Nemesis», tra i quali avevo trovato un compiacente iniziatore.
Questo personaggio di età incerta, che vestiva con pretenziosa eleganza, e affettava la rigidezza quasi meccanica delle maniere inglesi, da principio mi aveva ispirato un senso di diffidenza e di repugnanza per lo straordinario cinismo delle sue opinioni. Sembrava avesse adottato l'istigazione di Otello a Jago:—Esprimi la tua peggiore idea con la tua peggior parola.—Ma quando capii che era un deluso della vita mio pari, mi divenne simpatico.
Lostini aveva detto parlando di me:
—Non c'è peggio di coloro che non si sono mai permessa qualche piccola follia in gioventù. Hanno fretta di riguadagnare il tempo perduto.