—È un inganno—aveva risposto Grigoni (si chiamava così).—Il tempo perduto non si riguadagna mai. Le follie non valgono per loro stesse, ma pel sentimento con cui noi le apprezziamo. A vent'anni l'amore, il piacere sono assolutamente diversi da quel che ci appaiono a trenta, a quarant'anni; e la loro diversità consiste soltanto nell'animo nostro. Essi rimangono immutati, misera e spregevole occasione di sensazioni irritanti che la nostra immaginazione trasforma ed esalta. La deficienza dell'educazione attuale sta appunto nel divieto che quasi interdice il godimento sensuale, come se nella vita ci fosse qualcosa di meglio. La vita è fango, e la maggior soddisfazione di vivere dovrebbe ridursi unicamente nell'avvoltolarcisi bene. L'animale più ragionevole è, senza dubbio, il maiale. Io ho un gran rispetto per esso; e quando ne mangio le carni fresche o salate, mi par di praticare un atto religioso, una comunione, augurandomi di poter divenire altrettanto maiale quanto lui.

—Ci sei riuscito!—gli gridò Lostini dalla scrivania dove correggeva, alcune bozze.

Grigoni non gli rispose; e rivolgendosi a me, soggiunse:

—Lo compiango, caro signore, se è vero quel che ha detto di lei il nostro amico. Egli, vede? ha il suo particolar modo di avvoltolarsi nel brago: s'immagina, o finge di immaginarsi, che la letteratura sia qualcosa…. di superiore, di elevato. E se gli dico che essa è un brago come un altro, protesta; ma ciò non significa niente. Abbiamo il brago dell'arte, il brago della politica, il brago della filosofia o delle filosofie, perchè credo che ce ne siano parecchie per comodo dei diversi temperamenti; abbiamo in fine il brago della Scienza che stimo il più delizioso di tutti. Ah! La Scienza è furba; si tiene bene afferrata al reale, al positivo. Ed io, così dimesso come le appaio, li ho provati un po' quasi tutti questi e gli altri braghi che non ho enumerati. Ora però il mio residuale godimento è di guardare in che modo vi si ravvòltoli la gente. Ed è la ragione della mia frequenza in questo ufficio messo con tanto lusso e tanta eleganza dall'amico Lostini, a cui voglio bene…. non so perchè. Romanzieri, poeti, critici—tutti questi bravi giovani qui si stimano tali, e, più o meno, sono tali o ne hanno l'apparenza; io non giudico—mi consentono di assistere allo spettacolo del loro brago letterario. Vo poi a godermi, nei ricevimenti eleganti, nei circoli, lo spettacolo, non meno interessante, del brago mondano. Oh! Non ho voluto specializzarmi. Dovrebbe fare così anche lei. È romanziere? No? Poeta? No? Filosofo…. No!

—È stato,—lo interruppe Lostini che rideva.

Ridevano anche gli altri che gli facevano corona, in piedi, fumando, stando ad ascoltarlo con deferenza non ostante le risa.

Mi era parso di udir predicare un nuovo vangelo, quello del Fango. Mi era parso, anzi, di sentir formolare chiaramente quel che si trovava nel mio spirito in istato di incubazione, e di confusione. E fummo amici inseparabili; lui maestro, io discepolo. L'amarezza delle sue parole mi produceva un appagamento che mi gonfiava, il cuore con senso di tenerezza puerile. Mi compiacevo di sentir vilipese da lui tutte le cose belle e sante che avevo adorato, e che non avrei saputo vilipendere neppur ora che mi apparivano inutili e vane.

E nel primo mese era stato un oblìo intenso, quasi avessi sorbito un possente filtro che aveva addormentato dentro di me ogni sensazione, ogni idea del passato. Mi sembrava di ricominciare a ogni istante una vita novella, di rinascere giorno per giorno con la invincibile curiosità di scoprire il mistero della esistenza che mi si preparava dall'istante in cui aprivo gli occhi stanchi alla luce alta del sole, fino alla tarda ora notturna che me li avrebbe richiusi nella spossatezza del sonno.

Grigoni mi ammoniva:

—Non bisogna avere entusiasmo neppure pel piacere; se ne esaurisce presto la virtù. Centellinare è profonda sapienza….