Non era trascorsa una settimana, ed io istallavo la Gilda in un quartierino più elegante, intonato alla figura scultoria di questa ragazza fredda, quasi insensibile e nello stesso tempo ben pervertita, come diceva Grigoni.

L'attrattiva di tale scelta era stata il maligno piacere di toglierla al suo nobile giovane amante allora malato e quasi moribondo. Ella lo aveva abbandonato con squisita indifferenza.

—Ti voleva molto bene, è vero?

—Era noioso con la sua gelosia.

—Tu lo tradivi?

—Facevo il comodo mio. Dovevo essere la sua schiava?

—Farai lo stesso con me?

—Chi lo sa? Tu non sarai geloso, mi figuro.

Aveva un'inconsapevolezza da bellissimo animale. Con lei il piacere supremo doveva consistere nel far vibrare quei nervi ben difesi dalla bianca opulenza delle carni, nel riuscire ad infondere almeno un tepore di sentimento in quel cuore di ghiaccio.

—La guasti! Bisogna prenderla come è. A certe donne non si deve mai chiedere più di quel che sono capaci di dare.