E pronunziava solennemente una famosa parola, ripetendola due, tre volte, con enfasi crescente. Ma così dicendo, produceva in me un effetto contrario a quel che intendeva di ottenere.
Più non mi confidavo con lui. La bellezza plastica della Gilda mi ossessionava, ridestando nel mio spirito aspirazioni, sentimenti, che credevo di già distrutti. Diventavo veramente geloso di lei. Non volevo che quella magnifica euritmia di forma e di colore fosse esposta all'avvilimento di prodigarsi a chi non se ne curava perchè non la intendeva e non poteva intenderla; il mio supremo piacere doveva consistere nell'esclusività.
E soffrivo di non avere il coraggio di dichiararglielo, e di esser convinto che, forse, non avrei potuto ottenerla da quella invincibile sua indifferenza morale.
E, a poco, a poco, timidamente, mi voltavo indietro, verso il passato, senza che mi fissassi precisamente su qualche punto di esso, senza che ne rievocassi un particolare, una figura; quasi tutto si fosse oramai ridotto a qualche cosa di astratto, a una specie di nebbia che i miei occhi non riuscivano a penetrare, ma che mi dava dolci e consolanti sensazioni di rimpianto. Da una frase sfuggitami, Lostini indovinò quel che stava per accadere.
—Bada: tu corri un grave pericolo. Tu sei già in procinto di innamorarti della Gilda…. È una miserabile creatura, indegna di qualunque riguardo. Ti rende ridicolo. Ho l'obbligo di avvertirti…. Mi ha scritto tua madre.
Mi sentii avvampare il viso. Da parecchi giorni trascuravo fin di mandare a mia madre le brevi letterine con cui solevo darle mie notizie. Ella non si era mai lagnata della mia troppo prolungata assenza. Probabilmente non immaginava neppure dalla lontana a quali eccessi mi abbandonavo; probabilmente si augurava che la tumultuosa vita milanese servisse a distrarmi, e sopratutto a darmi quel senso pratico delle cose di cui difettavo. Ah, se avesse saputo!
—Mi ha scritto tua madre,—replicò Lostini.—Ti vorrebbe con lei nell'imminente anniversario….
Un improvviso groppo di pianto mi salì dal cuore alla gola.
In quel momento il cameriere mi annunciava la inaspettata visita del
Bissi.
Mi buttai tra le braccia del mio amico, con un senso di rifugio, quasi chiedendogli protezione.