—Che cosa avviene?—egli domandò a Lostini.

—Una guarigione, se non mi inganno,—rispose questi commosso.

Aveva ricevuto una lettera di mia madre anche lui, e chiesto e ottenuto un permesso di otto giorni, era accorso a Milano.

—Milano, Dario mio, non è città pei sognatori come te. Avresti dovuto andare a Venezia. Là, chi non vi è nato, vive davvero come in sogno.

—Ha voluto conoscere un altro lato della vita,—rispose Lostini a Bissi che mi guardava stupito.—Ed è andato un po' in là. Dario è stato sempre eccessivo.

Feci uno sforzo per uscire dallo stato di prostrazione che mi teneva come istupidito davanti ai miei amici.

—È finita anche questa!—esclamai, tentando di sorridere.

E pensavo che aveva ragione Grigoni quando mi ripeteva che la vita ha qualche valore soltanto per chi è convinto che essa non ha nessun valore.

—No, Dario,—fece Bissi.—Niente finisce, tutto continua. La nostra esistenza è una evoluzione indefinita, un crescente germogliare di cose nuove da quelle che ci sembrano morte e rivivono sotto forma più perfetta; tu lo sai meglio di me.

—E qui consiste l'inganno! Non si dovrebbe tornar addietro; e invece io sono la dolorosa riprova che niente c'impedisce di cascare molto in basso.