Sorrideva, un po' incredula.

—Ero certa che ti saresti trovato qui per domani l'altro. Milano è città maliarda; fa dimenticare facilmente. Non ti rimprovero, Dario. Le mamme sono un po' egoiste; bisogna compatirle.

Con che dolcezza mi guardava e mi parlava! Sentivo rimorso di aver mentito, scrivendole che avevo pensato anche io di trovarmi presente al primo anniversario della morte di Fausta.

—Ho già disposto ogni cosa,—soggiunse.—Molti fiori, oh, molti! Li amava tanto! Durante questi sei mesi glien'ho portati io stessa ogni venerdì, giorno della sua morte. Non le mancheranno mai finchè campo….

E mi parve che intendesse di dire:

—Morta io, forse non li avrà più. Povera Fausta!

Volevo protestare; ma non ebbi animo di aggiungere una probabile menzogna a quella che le avevo scritto da Milano.

Passando da una stanza all'altra, quasi per istintiva sollecitudine di riprenderne possesso, provavo la strana sensazione di sentirmi risospingere molto addietro, agli anni più fecondi di illusioni, alle lotte contro me stesso, a quella specie di sottomissione a un ideale meno elevato, ma consolantissimo che mi aveva fatto stendere la mano a Colei che avrebbe dovuto avverare il mio nuovo sogno. E questa sensazione era così fresca, così «presente»—non trovo un'espressione più esatta—da farmi credere, come l'altra volta, che la mia vita si fosse arrestata a quel punto e che dovessi allora riprendere a procedere innanzi, quasi le delusioni non fossero arrivate, quasi il disastro non fosse avvenuto, ed io non avessi commesso l'atto disperato di tentar di ammazzarmi moralmente, non avendo forse il coraggio di ammazzarmi realmente.

Se non che notavo un particolare. Niente mi parlava di Fausta, come se ella sdegnasse di ripresentarsi alla mia mente, di far ripalpitare il mio cuore. Non la ritrovavo in nessun angolo di quella casa che pure era stata illuminata dai suoi sorrisi, che avea risonato della sua voce, delle sue gaie risate nei bei giorni dell'attesa.

Il suo salottino, che conservava qualche traccia di disordine nei libri, nei ninnoli, negli oggetti di arte, da dover dare la idea che ogni cosa fosse stata recentemente smossa dalla mano della signora del luogo, era significantemente silenzioso, di un silenzio inesprimibile, di un silenzio di orgoglio—mi pareva—e di dispetto.