—Oh, mamma!—esclamai.

—Poco fa,—ella proseguì,—hai avuto il coraggio di dirmi:—Lasciami solo con lei!—Perchè? Non le ho voluto bene anche io? Non l'ho pianta anche io? Parliamone insieme, Dario. Onoriamone la memoria con una bell'opera di carità. Ho fatto qualche cosa a tua insaputa, e non soltanto per conto mio. Prendi ora tu una generosa iniziativa.

—Ho pensato appunto a questo!—risposi, mascherando con un sorriso il tetro significato delle mie parole.

XXIV.

In pochi giorni l'idea del suicidio mi aveva talmente invasato, che io ne sentivo una specie di esaltazione, di ebbrezza gioconda. Non dovevo fare nessuno sforzo per ingannare mia madre e il signor Bardi che avevano voluto informarmi di alcuni particolari di amministrazione, e consultarmi intorno allo impiego di un grosso capitale inaspettatamente recuperato.

—Sono stato uno sciupone nei mesi scorsi,—avevo detto scherzando.

—Se tutti gli sciuponi somigliassero a lei! Di tanto in tanto è bene però dare una scossettina alle rendite, per impedire che ammuffiscano.

Era una delle tante curiose teoriche del signor Bardi. L'altra, più savia, era questa:

—Sapere come si fa il denaro è il miglior insegnamento per goderselo.

Io, secondo il signor Bardi, ero per ciò un cattivo goditore.