Mi avevano guardato in viso un po' stupìti di quel che avevo dato in nome della «Tesoriera dei poveri».
—È anche troppo!—aveva esclamato il parroco, ringraziandomi.
—Non è mai troppo!—soggiunse il dottore ridendo.
Era già tardi quando andarono via, con quello splendido lume di luna piena che pareva piovesse calma e riposo dattorno. E quasi immediatamente fui ripreso dalla tristezza, dal cupo proposito per cui ero andato colà.
Perchè indugiavo? Perchè rimanevo alla finestra, dopo di averli accompagnati con l'occhio fino allo svolto della strada, laggiù? Perchè quel grido lontano della botta che interrompeva il gran silenzio notturno mi teneva intento ad ascoltarlo quasi potesse avere un qualche significato per me?
Avevo fatto un'opera buona a nome della mamma, e (quei due non se n'erano accorti) mi eran tremate le mani vuotando il portafoglio di tutti i biglietti di banca che mi trovavo per caso. Riflettevo.
—A quest'ora, certamente il suo pensiero è qui, ed io mi preparo ad abbandonarla!
La vedevo, con l'immaginazione, andare da una stanza all'altra, osservare attentamente ogni cosa, riparare un piccolo disordine, chiudere bene un uscio, borbottando, intanto, le preghiere della sera….
La botta continuava lo stridulo grido. Anch'essa vegliava, invocava forse il maschio; forse esprimeva soltanto un rudimentale sentimento di gioia per la frescura, pel silenzio, per la bianca luce lunare.
—Perchè indugiavo?