Fu l'unica parola che mi sfuggì di bocca. E significava che la vita e la morte avevano lo stesso valore per me. Non dovevo riputarmi come morto da un pezzo?

I muratori erano già al lavoro sul tetto della casa del colono. Uno di essi cantava, interrompendosi per dire delle buffonate che facevano ridere gli altri. Li osservavo con tristezza compassionevole per quella loro serenità di creature umane, condannate a una esistenza quasi animalesca, senza barlume di pensiero.

Lavoravano intentamente a rizzare un muricciolo, sovrapponendo pietre su pietre, mattoni su mattoni, manovrando di cazzuola, e tutto il funzionamento del loro cervello si riduceva a quella misera opera di muratura…. Così, un po' più distante, sei contadini sarchiavano curvi, movendo in cadenza le braccia, sgretolando con le mani, di tratto in tratto, la terra smossa, e buttando via da parte qualche sasso, anch'essi condannati a un'esistenza quasi animalesca, senza barlume di pensiero.

E non era forse meglio per loro che fosse così?

—È la Provvidenza!—mi rispondeva poco dopo il parroco.

Andava attorno di buon'ora, sgambettando per le viottole, accompagnandosi coi contadini avviati al lavoro, dando consigli, facendo paternali, e tutto alla lesta, quasi avesse qualcuno che lo stimolasse col pungolo e lui volesse liberarsene.

Vistomi affacciato alla finestra mi aveva dato la voce.

—Bravo! L'occhio del padrone ingrassa il cavallo, come suol dirsi…. Ha dormito bene? Veggo che è mattiniero. Bravo! In campagna si va a letto coi polli…. ma ci è lo svegliarino dei galli e degli uccelli…. Sì, quel tetto pericolava; il rinforzo del muricciolo…. sì, sì. Fa bene a sorvegliare i lavoranti, anche a distanza. Non bisogna fidarsi troppo.

—Guardi. Povera gente!—risposi additando i sarchiatori.

—Perchè?