—No, Dario; io non arrivavo fino a questo; ma approvo, commossa, la tua idea. Almeno tu ed io avremo una bella ragione di vivere, tu specialmente.
—Io specialmente, dici bene!—risposi con espressione di grande tristezza.
In quel momento mi parve che lo stuolo di tutti i miei sogni mi passasse davanti agli occhi, fuggendo via come uno stormo di uccelli migratori, in cerca di miglior stagione e di suolo più clemente.
Dicono che coloro che stanno pur morire annegati, abbiano una rapidissima visione degli avvenimenti della loro esistenza, rivivendola in pochi istanti con tutti i più minuti particolari. Qualcosa di simile accadeva in me, mentre ripetevo le ultime parole di mia madre: Io specialmente! E mi sembrava di sentirmi sprofondare a poco a poco in fondo a un abisso silenzioso, proprio in fondo a un oceano stranamente illuminato dai raggi del sole che stentavano a penetrare tra i verdi mobili riflessi delle acque.
Quando mi destai da questa specie di sogno, ebbi la paurosa impressione di essere diventato un altro. Certi sentimenti, certe idee, certi sogni anche, formano così gran parte della nostra individualità, da far provare la impressione di uno strappo di carne viva, da darci la sensazione dello sprizzar del sangue da larga ferita quando avviene qualcosa che abbatte dentro di noi tutto il passato e ci fa scorgere l'aridità del presente e l'inanità del futuro.
Tutta la mia vita ormai si riduceva a un'opera di carità, all'adozione di quella gracile creaturina che aveva già conosciuto dolori, avvilimenti, miserie la cui impronta forse sarebbe rimasta visibile, non ostante le amorose cure che mia madre ed io le avremmo prodigate.
—Hai capito?—le diceva don Luca.—Da ora innanzi la tua nuova mamma sarà questa buona signora, e questo signore sarà il tuo nuovo babbo. E tu diventerai una signorina. Dovrai voler bene a tutti e due, obbedirli in tutto, se no ti rimanderanno in campagna a far la vita che hai fatto, peggio anzi; dovrai andare a servire, comandata da padroni che non ti useranno riguardi. Hai capito? Hai capito?
La poverina lo guardava spalancando gli occhi, con un sorriso di stupore che dimostrava com'ella non avesse compreso chiaramente il gran mutamento avvenuto nella sua sorte; qualcosa però avevo compreso a modo suo, mentre le mani di mia madre le accarezzavano la testa, delicatamente, passando e ripassando su i capelli già domati dal pettine. Ed ebbe un inatteso slancio, si lasciò scivolare dalla seggiola, ginocchioni accanto a mia madre e cominciò a baciarle le mani che cercavano di sollevarla.
—Bada,—le dissi:—non ti chiamerai più Rosa, ma Fausta.
E volli baciarla e accarezzarla anch'io.