E mi arrestai, già pentito di quel che intendevo di fare. Ella mi fissò con sguardo così affettuoso da incoraggiarmi a dirle subito:
—Che cosa pensavi, mamma?
—Pensavo,—rispose dopo un istante di esitanza,—che io non avrei mai creduto ch'egli occupasse, vivendo, tanto posto nel mio cuore. Si vede che l'amore è capace di assumere tali forme da rendersi quasi irriconoscibile. Sento oggi nel cuore lo stesso vuoto lasciato dalla sua sparizione in questa casa e nella nostra esistenza. Ora riconosco che ha avuto ragione lui, stimandomi uno strumento in mano sua, da dover adoprare secondo i suoi fini. Egli possedeva un senso sano ed integro della vita. Se ha avuto qualche torto…. parecchi anche…. più che a lui, essi debbono venir attribuiti—lo capisco ora—alle circostanze. Non è stato egoista, cattivo, crudele, oh, no! È stato uno con cui si dev'essere indulgente perchè ha lavorato molto; uno che aveva bisogno di cogliere qua e là qualche fiore, lungo la strada, per distrarsi, per riposarsi…. Allora ne soffrivo. Da che non è più…. lo scuso, e spasso gli chiedo perdono del non avergli sempre nascosto che ne soffrivo, e di averglielo rimproverato con la freddezza e col silenzio, talora peggiori di ogni aperto rimprovero.
—Mamma cara! Che consolazione mi dài dicendomi questo!
—Che cosa credevi tu dunque?
—Credevo che tu serbassi qualche rancore alla sua memoria!
—Oh! figlio mio!
—C'è stato un momento in cui sono stato ingiusto anch'io verso il babbo!
Chiuse il libro, si rizzò in piedi e, presomi per le mani, soggiunse:
—Non mi hai più parlato del tuo avvenire, Dario. Io attendevo da te una parola, come tuo padre e forse assai diversa da quella che attendeva tuo padre. Non me l'hai detta. Perchè, Dario?