—Non so, mamma! C'è un gran buio nel mio spirito. L'orgoglio mi acceca tuttavia. Non so rassegnarmi a non essere niente nel mondo, pur avendo un altissimo concetto di quel che vi vorrei essere. Sarò un infelice, mamma; lo sento. Non mi consolerò mai della mia miseria rimpetto allo splendore di quel sogno! Se avessi, come te, la fortuna, di credere in Dio, andrei a chiudermi in una Certosa, a vivervi la lunga agonia della preghiera e del silenzio; ma la mia mente non può credere…. Mai, come in questo momento, io non ho compreso la terribile verità di quella sentenza biblica: La scienza è dolore! Vorrei dimenticare, diventare tutt'a un tratto un ignorante, un povero di spirito…. Ecco perchè non ho potuto dirti la parola da te attesa…. C'è un gran buio nel mio spirito!
—Io non oso suggerirti….
—Parla, mamma! Le tue parole dell'altra volta mi avevano aperto uno spiraglio di luce. La mattina della disgrazia, già avveniva un insolito risveglio di giovinezza, nel mio cuore…. Non mi ero mai sentito giovane come in quel momento. Ah! Il mio male consiste qui, nell'intelligenza; non sono stato mai giovane, quantunque io abbia appena vent'anni. Non potrò ridivenirlo, oramai ne sono convinto. Vi è una maturità dello spirito che talvolta precede quella del corpo; ed è stato di malattia forse incurabile. La sanità consiste nell'equilibrio.
—T'inganni, Dario! T'inganni! Io sono una povera donna che non può opporre profonde ragioni alle tue; ma nel mio cuore materno c'è qualcosa che vale, mi sembra, quanto codeste ragioni. Siedi qui; non sdegnare di ascoltarmi. Io ti riguardo come superiore a me, sebbene mio figlio. Sei uomo, sai tante cose che io non intenderei anche se mi applicassi a studiarle come te; non per questo mi sembra atto di vanità o di superbia il dirti quel che sento. Tuo padre ti parlava altrimenti. Era uomo di azione, a modo suo. Avrebbe voluto che suo figlio lo somigliasse, anche non facendo quel che faceva lui. Sai che fantasticava di te?—Un uomo politico, un deputato al Parlamento.—E poichè ci vogliono belle migliaia di lire per riuscire ad essere eletto,—diceva, stropicciandosi le mani,—io gliele preparo. Saranno bene spese; e vorrei che mio figlio non avesse scrupolo di spenderle. Quando si vuoi raggiungere uno scopo….
—Vorrei adoperarle meglio…. in ogni caso!…—la interruppi sorridendo tristamente.
—Lo dico anch'io. E, nota: egli che riponeva in te ogni sua speranza; che non aveva voluto altri figli per non disgregare la sua fortuna; che era orgoglioso di veder sopravvivere in te il suo nome onorato, non accennò mai, mai, alla speranza di vederti creare una famiglia. Una volta io gli dissi:—Mi dispiace che Dario viva a questo modo, tutto immerso negli studi. Andrà incontro a un pericolo il giorno in cui dovrà scegliere una sposa.—Alzò le spalle, e non rispose nemmeno. E un'altra volta mi rispose:—Troverà facilmente; è il meno di cui mi preoccupo.—Infatti…. egli mi aveva sposato unicamente per avere un figlio. Le dolcezze della famiglia non avevano significato o valore per lui. Ebbene, Dario, io desidererei che tu agissi altrimenti. Io desidererei che la tua vita si raccogliesse tutta in quelle gioie intime e sicure che egli non ha voluto conoscere, che non ha goduto. C'è dell'egoismo in quel che ti dico, ma forse assai meno che non sembri. L'arte, la scienza sono belle e grandi cose; ma la vita è così breve, così precaria, che la suprema saggezza a me sembra consistere nel goderla il più tranquillamente possibile, quando si hanno, come tu li hai, tutti i mezzi di goderla in tal modo. Crearsi una famiglia è azione bella e grande quanto l'arte e la scienza. Amare, essere amato, dar vita ad esseri che ci perpetuano e che possono contribuire alla felicità o almeno alla prosperità sociale non è spregevole cosa. Io ti parlo da donna, da madre. Prima d'ora ho taciuto per non impormi alla tua scelta, per non mettermi in contrasto con le intenzioni di tuo padre. Davanti a lui mi sentivo piccina piccina, non osavo aprir bocca; ma oggi mi sembra che sia mio dovere….
S'interruppe.
Dolcissime lagrime mi scorrevano silenziosamente per le gote e non pensavo di asciugarle.
Perchè piangevo?
Le parole di mia madre significavano l'estrema condanna del mio sogno di grandezza spirituale, ed io gli dicevo, con quelle lagrime, il mio addio?