—Ho ottenuto un impiego nelle Dogane. Bisogna vivere, mio caro!
Lo guardai, incredulo.
—Questa notizia ti stupisce?—egli soggiunse.
—Ormai non mi stupisco più di niente!
—Fra una bolletta e l'altra, se mi rimarrà tempo….
Voleva mostrarsi tranquillo, ma aveva il pianto nella voce.
—E tu che farai?—mi domandò, quasi per sviare il discorso.
Non seppi che cosa rispondere. Allora egli riprese:
—È per mia madre. La poveretta ha fatto troppi sacrifizi per la mia educazione; bisogna che non abbia una vecchiaia di miseria e di stenti. L'arte, quale io la intendo, non dà pane in Italia e, forse, neppure altrove. Se fossi solo, lotterei; il mio stomaco non è esigente. Ma non mi sento in diritto di costringere a combattere chi non ha il mio stesso ideale. Se tu vedessi come la santa donna è felice di sapere che almeno ora avremo qualche cosa di sicuro!… Non rinunzio al mio avvenire; sarebbe assai peggio che rinunziare alla vita. Mi riserbo. Darò le giornate alle bollette, le nottate all'arte…. Mi scriverai di tanto in tanto, è vero?
E, vedendo che io restavo pensieroso e muto, continuò: