—Molti altri si sono trovati in più tristi circostanze di me, e non si sono persi di coraggio. Ancora non ho potuto far niente da autorizzarmi ad assumere l'aria di persona delusa. E poi…. chi lo sa?… Può darsi che io m'inganni intorno al valore delle mie forze. Se valgo davvero qualche cosa, vincerò, riuscirò; soltanto gli inetti non riescono. Cioè, riescono qualche volta; ma vuol dire che hanno altre qualità. Ho questa convinzione. Guarda Lostini. Arriverà, ne sono certo, a farsi un bel posto al sole. Ha l'improntitudine, la vanità…. e un certo ingegnaccio. Sa dare gomitate per spingersi innanzi tra la folla, e non si cura se gli urtati protestano anche con male parole; finge di non udirle e tira via. Io, per paura di pestare, nella ressa, i calli a un vicino, preferisco di restare immobile, di attendere che mi sia sgombrato il passo. Il torto è mio. Dovrei pestare i calli e, tutt'al più, dire: scusi! Lostini non dice neppure: scusi; ed ha la forza di non sdegnarsi se li pestano a lui. Gli par naturale che tra la folla avvenga così. Ed è pratico. E poi…. anche un'altra cosa. Credi tu che metta conto oggi di darsi interamente all'arte?
—Senti,—gli risposi,—se tu pensassi davvero questo, significherebbe che sei più scoraggiato che non vuoi sembrare.
—Lo penso, altrimenti non lo direi. Mi sono però espresso male. Volevo dire che oggi non mette conto di pensare all'arte per gli altri. Essa è divenuta un oggetto di lusso, da oggetto di prima necessità che era una volta. E del lusso si può far senza o, piuttosto, per tale scopo basta l'arte antica, la vera, la pura, la inimitabile. Che cosa produciamo noi oggi? Abilissime contraffazioni e le spacciamo per cose nuove. Quel po' che vi mettiamo di nuovo è un elemento estraneo all'arte, il pensiero, la riflessione; e non sappiamo o forse non possiamo più conservare una certa misura. Poco, è insufficiente pel bisogno del nostro spirito; molto, è dannoso all'arte, perchè la snatura, e non è molto a bastanza. La nostra disgrazia è di essere arrivati troppo tardi. Ciò non ostante, qualche cosa c'è ancora da fare; ma le difficoltà materiali e morali sono incredibili. Gesù ha detto che l'uomo non vive di solo pane. Ma non ha affermato che possa vivere di solo spirito. Quando rifletto che la mia opera d'arte è come non avvenuta prima che trovi un editore o uno stampatore, e che può rimanere ignorata, se l'editore non sa fare il suo mestiere e se i giornali non spingono il pubblico a comprarla, mi viene nausea di lavorare….
—Ma l'arte dà oggi fin milioni!
—Ah! vorrei però sapere che rimarrà di cotest'arte.
—Precisamente quel che è rimasto dell'antica; il meglio. La zavorra va sempre a fondo.
—Basta!… Questo non è discorso da congedo. Attendendo che possa mettere insieme anche io il mio milioncino, mi contenterò per ora delle cento cinquanta lire di stipendio. Per l'ufficio di riempire bollette il compenso è anche troppo.
—Perchè non hai cercato qualche cosa di meglio?
—Ho avuto un santo protettore. Anche i santi sono come le botti: dànno il vino che hanno.
Rideva, con qualche stento. Poi tornò a domandarmi: