—Prendi moglie, figlio mio!
—Tròvamela. L'istinto materno ti guiderà bene nella scelta.
—Oh, no! Cèrcala. Il cuore ti suggerirà assai meglio di me. Se mi sembrasse che tu stèssi per cadere in qualche inganno, ti avvertirci.
Fui spaurito dal consiglio e più dal modo indicatomi di metterlo in pratica. Mi sembrò di trovarmi, nell'oscurità di una notte senza luna e senza stelle, al confine di una immensa regione ignota, e che una voce mi ordinasse:—Procedi! Indovina la via! La felicità è laggiù, laggiù in qualche parte. Raggiungila, a tuo rischio e pericolo!
Risorsero, vigorosissime, tutte le mie prevenzioni contro la donna. Solevo chiamarla la gran nemica, l'avversaria, per esprimere quel che reputavo esistere in essa di malefico, di diabolico.
La donna! La sensazione, la immaginazione, il sentimento tutto al più, ma ristretto, egoistico, quasi non umano! Hegel e i positivisti si erano trovati di concerto per infiltrarmi nella mente tale convinzione. Che poteva esservi di comune tra questa creatura inferiore, anello intermedio fra gli antropoidi e l'uomo, e me che volevo essere l'uomo superiore, l'uomo perfetto, vivente soltanto di pensiero, e che rifà il mondo con la riflessione, penetrandone il processo; o almeno, l'artista che crea un mondo più nobile, più perfetto di quello materiale, non soggetto al caso, e per ciò immutabile, immortale mentre ogni cosa cangia e gli muore attorno, nella Natura?
Così mi ero reso—e le circostanze della mia debole costituzione e della mal ferma salute nella fanciullezza e nei prim'anni della giovinezza vi avevano molto contribuito—così mi ero reso una creatura refrattaria alle attrattive femminili, fino a far dubitare della mia virilità gli amici, che qualche volta mi avevano espresso brutalmente il loro pensiero.
Io avevo risposto con orgoglio:
—Vorrei che fosse pure così!
Il vecchio prete hegeliano che, idealmente, era gran spregiatore della donna, e la escludeva dall'arte, dalla religione, dalla scienza, cioè dalla filosofia, concedendole, appena, di poter essere una comtiana, una darwiniana, una positivista, e di praticare la farmacia, la umile medicina curatrice, la chirurgia, il notariato, l'avvocatura e le arti minute quasi meccaniche, il vecchio prete però mi aveva ammonito: