—Devo prender moglie. Non vorrei contribuire a mettere al mondo creature imperfette; preferirei di rimanere scapolo.
Sorrise, maravigliato.
—Spogliatevi; vediamo.
Il cuore mi tremava sotto i picchi delle sue dita che mi scrutavano le viscere quasi impazientemente, sotto l'impressione della sua gota carnosa contro il mio petto e le mie spalle.
—Siete sano come un pesce; suol dirsi così,—egli sentenziò, rizzandosi su la persona, soddisfatto.
E brutalmente soggiunse:
—Avete però avuto torto di astenervi…. Tutti i nostri organi hanno bisogno di esercizio, perchè non si atrofizzino…. Siete in tempo di riparare. Affrettatevi. La natura è immorale, caro signore. Essa ha ordinato l'accoppiamento non il matrimonio. Il resto lo abbiamo inventato noi e malamente. Non vi scandalizzate; la scienza rifarà anche la morale e le leggi sociali, e saprà impedire che l'umanità perisca. Voi, intanto, pensate un po' meno, e sentite un po' più. Ricordatevi che l'uomo è pure un animale e che gli istinti hanno carattere sacro. I pregiudizii della civiltà sono una grande abominazione…. Potete andar via!…
Mi licenziò così.
In altra circostanza, io non avrei lasciato senza risposta le sue troppo recise affermazioni; ma, in quel momento, che poteva importarmi di esse? Ero felice di sapermi sano, e sorridevo allegramente dei consigli di lui e della solenne serietà con cui mi erano stati dati.
Andavo, due giorni dopo, dal dottore del collegio dove Fausta era stata educata. E pregavo anche lui: