—Che vuole il babbo?—le domandavo.

—Vuole che tu ti diverta, che tu corra, che tu faccia il chiasso con gli altri bambini, per diventar grande e forte come lui.

In quel tempo avevo per mio padre un sentimento di affettuoso terrore; sì, di affettuoso terrore. Mi compiacevo di sapermi voluto bene da lui; ma quand'egli arrivava, improvvisamente alla villa per uno o due giorni, avevo proprio una sensazione di terrore nel sentirmi sballottare tra le sue braccia, strusciar dalla sua barba allorchè mi baciava, trascinar per mano lungo i viali, pei sentieri delle colline, forzandomi a correre mentre egli camminava regolarmente coi larghi passi da gigante; nel vedermi tutt'a un tratto sollevato di peso, con un braccio, perchè potessi staccare un ramo, o cogliere un frutto da un albero che mi pareva toccasse il cielo, guardato da terra.

A tavola mi stupivo egualmente di mio padre, sgranando gli occhietti. Montagne di vivande sparivano dai piatti davanti a lui, rapidamente maciullate dai solidi denti dell'ampia bocca, inghiottite con vorace avidità, inaffiate da copiosi bicchieri di vino. La mamma, al confronto, mi sembrava un uccellino che beccasse appena le vivande; io, non occorre dirlo, mi riconoscevo assai meno: una mosca, un insettuccio.

Dopo desinare, quando non mi conduceva via con sè, lo guardavo dalla finestra; lo udivo gridare coi contadini, lo vedevo gesticolare, lontano; lo perdevo di vista tra gli alberi, e, poco dopo, lo rivedevo lassù, in cima alla collina, quasi vi fosse giunto con una volata; poi, in brevi minuti, di ritorno, frettoloso, pronto a partire.

—Vuoi venire con me?

Non rispondevo, interrogando con gli occhi la mamma.

—Lo porto in carrozza fino alla stazione.

La mamma non voleva. Era distante la stazione; avrei fatto troppo tardi.

Egli mi afferrava con le ossute mani, mi sollevava fino alle sue labbra, come un giocattolino, come un fuscello, mi strusciava di nuovo la faccia coi baffi e con la barba, per farmi il solletico—ci si divertiva—mi dava parecchi baci, mi riponeva a terra con atto rapido da sembrare che volesse buttarmi via, e spariva.