—No, Fausta!—esclamai, così vivamente che ne fu impressionata.

—È forse infallibile costui?…—riprese.—Quand'anche? Voglio sacrificare la mia vita al tuo e al mio sogno! Non me n'importa! Fammi morire così, Dario!… Sarò felice di morire così!…

E mi si gettò tra le braccia con un delirio di baci.

XVIII.

—C'è il signor Lostini—mi annunziò il cameriere.

E avanti che io mi rizzassi dalla seggiola, per andargli incontro, egli entrava nel mio studio, con un libro in mano, un gran fiore bianco all'occhiello, vistosa cravatta bleu a fiorellini bianchi, ornata da spilla con grosso brillante, corpetto a colori, calzoni chiari sotto il kraus; elegantemente inguantato, proprio come parecchi anni addietro, quasi giovane come allora, ma con un che di più serio in tutta la persona, non ostante i baffi straordinariamente ritti, o i capelli un po' diradati, pettinati con cura per celarne i guasti sofferti.

—Ah!—esclamò—mi sembra di rivivere i bei giorni di una volta in questo tuo studio che mi ricorda….

E s'interruppe per abbracciarmi.

—Come qui?—domandai.

—Per pochi giorni. Ho voluto portarti io stesso il mio ultimo romanzo. Lo leggerai? Spero che ti piacerà. Ho saputo…. Ma non parliamo di cose tristi! Tu stai bene. E tua moglie? Mi presenterai; ho vivissimo desiderio di conoscerla. Ho visto a Roma suo fratello. È stato appunto lui che mi ha informato…. E tua madre? Voglio salutarla. Si ricorderà di me la buona signora? Tu ti sei chiuso tutto nella vita di famiglia…. Forse hai fatto bene. Io, sempre scapolo impenitente. L'arte assorbe, e non dà, almeno in Italia, le soddisfazioni, le consolazioni che noi abbiamo la dabbenaggine di chiederle…. Io, veramente, non posso lagnarmi. A furia di ostinazione, di buona volontà—vedrai—mi sono conquistato il mio posticino. Non so se tu leggi i giornali. Un coro unanime di lodi per questo romanzo che pure è una terribile sferzata contro il mondo bancario e gli affaristi di ogni sorta. Non ho risparmiato nessuno: deputati, senatori, giornalisti politici, critici di letteratura e di arte…. socialisti, clericali…. donne emancipate, donne così dette intellettuali…. Tutti! Provavo, scrivendolo, una gioia feroce…. Mi sembrava proprio di sentire gli urli delle bestie del mio «Serraglio»…. E con tutto ciò…. Un gran successo, quasi ognuno dei maltrattati voglia far credere che non si tratti di lui; successo di lettura e di vendita; il secondo migliaio va a ruba…. Oh, io non sono modesto! La modestia, a questi lumi di luna, è merce che non va…. Ma già parlo, parlo, e non penso a domandarti: E tu? Hai dunque compiutamente rinunziato?