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Se dovessi ricominciare i miei esperimenti di sonnambulismo provocato, non sarei oggi così imprudente come nell'estate del 1864 in Firenze. Ma allora non avevo nessuna idea del delicatissimo e terribile strumento col quale mi baloccavo, intendo dire il sistema nervoso di quella ragazza sui diciotto anni, non bella, d'un bruno pallido, di costituzione linfatico nervosa che così gentilmente si prestava a tutti i miei capricci di dilettante.

Bisogna però riconoscere che la tentazione era assai forte.

Entrata in sonnambulismo con qualche difficoltà, dopo nove sedute consecutive, non mai durate meno di un'ora e mezzo, la Beppina P.... avea mostrato quasi subito facoltà di sonnambula talmente eccezionali, talmente docili e sottomesse alle più strane pretese di uno sperimentatore senza scrupoli perchè ignaro dei danni ove poteva inciampare, che il resistere agli allettamenti di quella rarissima occasione sarebbe stato, da parte mia, uno sforzo proprio miracoloso.

A chi mi avesse detto in quel tempo che io, magnetizzando, provocavo una crisi quasi identica alla gran nevrosi dell'isterismo, come è già stato recentemente verificato dalla scienza, avrei risposto, senza dubbio, con una scrollata di spalle. Ora capisco che devesi alla solida costituzione di quella ragazza se i miei esperimenti, cominciati un po' per chiasso, un po' da senno, non ebbero — mi vengono i brividi nel pensarci — un funestissimo resultato.

Figurati che, nientemeno! io mi divertivo colle allucinazioni come con dei giuochi di prestigio. Non sospettavo neppure che, a forza di condurre quell'organismo all'estremo limite dell'allucinazione provocata, lo mettevo a repentaglio di cadere, forse irrimediabilmente, nella vera pazzia.

Tu sai che basta dire ad una sonnambula: ecco un serpente! ecco un leone! eccoti trasformata in passerotto! eccoti diventata una vecchia! perchè quella provi realmente il ribrezzo della vista del serpente, il terrore della presenza del leone, perchè perda la coscienza della sua personalità e si creda un uccellino, perchè si atteggi e pensi e parli come una persona molto acciaccata dagli anni.

Il Richet[3], fra i tanti casi da lui stesso sperimentati, racconta quello d'un suo amico al quale disse: eccoti diventato un pappagallo! Il sonnambulo esitò un momento e poi domandò, seriamente: debbo anche mangiare la canapuccia della mia gabbia? (pag. 248).

Non meno curioso è il caso di quella donna che, credendosi già trasformata in coniglio, come il Richet le avea detto, si buttò per terra a quattro piedi, facendo atto di rosicchiare alla guisa dei conigli, saltando sulle gambe di dietro. Aveva poi fatto un salto brusco. Ritornata nello stato normale, lo spiegava così: mi pareva di mangiare un cavolo saporito quanto un tartuffo; ma intesi rumore e, credendo che venisse un cane, dalla paura, scappai via per andare a nascondermi nella mia tana (pag. 249).

Vista la padronanza quasi assoluta esercitata dalla volontà del magnetizzatore sull'organismo della sonnambula, non mi sorprendeva che le cose da me immaginate prendessero nella mente della Beppina forma, colorito, solidità, e le apparissero proprio come reali. Quel corpo non diventava, sotto la mia influenza, una specie di automa? Non lo facevo correre, arrestare, piegare, atteggiare in tutti i versi, prima con quei movimenti delle mani, di alto in basso, che i magnetizzatori han chiamato passaggi, poi col semplice comando di una parola un po' energicamente pronunciata e, finalmente, colla forza, più inesplicabile ma non meno efficace, della volontà solamente pensata? Perciò le esperienze di questo genere, dopo che le ebbi ripetutamente provate, non mi parvero più tali da farne un gran caso.