Quando all'orologio della chiesa vicina scoccarono i paurosi tocchi della mezzanotte e le argentine ondulazioni di quelle campane vibrarono più sonore per la stanza, non impedite, come le altre volte, dai cristalli chiusi e dagli scuri, fu (te l'assicuro) un momento solenne. Poi passò un quarto d'ora, passò una mezz'ora, passò un'ora... Nulla! La stanchezza ed il sonno finalmente mi vinsero; e, questo, così profondo che l'attività inconscia della mente ne rimase sopraffatta da non potermi apprestare nemmeno la magra consolazione di godere, sognando, la magica realtà che avevo invocato.

La trista realtà te la figuri facilmente. Avendo dormito tutta una lunga e fredda nottata invernale col terrazzino spalancato, la mattina dopo mi trovavo addosso un'infreddatura indiavolata e tossivo peggio di un cane col cimurro. Fortunatamente la disperazione di dovermi soffiare, cento volte il giorno, quel povero naso intasato mi fece perdere, e per sempre, ogni velleità di gran mago.

Non credere che nei miei tentativi, meno fantastici, meno impossibili, del magnetismo e dello spiritismo, l'immaginazione fosse intieramente messa da parte; no. Correvo dietro l'ignoto più pel gusto di corrergli dietro, che per un chiaro e definito intendimento scientifico qualunque.

Le prove e le riprove questa volta venivano fatte un po' più riflessivamente, ma l'immaginazione vi cercava, innanzi tutto, il suo pascolo: la sorpresa del nuovo, del meraviglioso naturale. E se la cresciuta intelligenza osservava, comparava e, in qualche modo, debolmente, induceva, alla fine, imbarazzata, lasciava lì i resultati ottenuti, i materiali raccolti e non riusciva a farne alcun uso.

Ci son voluti di begli anni prima che mi balzasse in mente l'idea di una coordinazione di quei fatti con altri fatti di diversa natura, prima che dal loro insieme sgusciasse fuori, come una grande interrogazione, il problema psicologico-letterario di cui voglio parlarti.

Ora, il miglior modo di esporre un problema mi sembra quello di mettere sotto gli occhi altrui tutto il suo naturale processo di formazione. I nostri ragionamenti più astratti poggiano, non foss'altro che colla punta d'un piede, sulla granitica roccia dell'esperienza dei sensi. E non saltan di lancio in vetta, a respirarvi l'aria sottilissima e non confacente a tutti i polmoni, dei concetti generali; bensì montano lentamente, gradatamente, guadagnando con sforzo la rapida salita, seguendo tutte le sinuosità dei sentieri, fermandosi di quando in quando, cercando il passaggio più facile, tentando le scorciatoie, qualche volta tornando indietro quando la strada, presa per isbaglio, non ha sbocco e li arresterebbe a mezza costa, sull'orlo vertiginoso di un precipizio senza fondo. I fatti riprodotti col loro ordine di successione pongono il lettore nella circostanza di poter rifare un lavoro di osservazione e di astrazione molto simile a quello già eseguito da chi li espone; gli mettono in mano il bandolo per strigare, in una maniera o in un'altra, quella stessa matassa; e, se i resultati si riscontrano in un'identica conchiusione, tanto meglio per tutti e due e per la verità; se, al contrario, spuntano verso direzioni opposte, tanto peggio per lo scrittore o pel lettore, ma sempre tanto meglio per la verità.

In ogni caso, bisogna che il lettore sia assolutamente garantito intorno alla realtà dei fatti che gli vengono sottoposti. Io, come il capo delle assise, giuro sul mio onore e sulla mia coscienza, che in tutto quello che son per raccontare non ho aggiunto nessuna frangia, neanco una virgola di mio. E giuro tanto più facilmente, quanto più son sicuro di non essere stato vittima di nessuna allucinazione, di nessuna soperchieria. Nel maggior numero dei casi, tra me e il fatto osservato non ci entrava intermediario di sorta. Ero io stesso che sperimentavo sopra una persona affatto ignara di quello che mi proponevo e volevo ottenere. La ripetizione, a sazietà, di un dato fenomeno mi rende certo di non aver osservato male, di non esser caduto in preda di illusioni ottiche, o di allucinazioni di esaltato. Sarebbe stata bella che io mi fossi bambinescamente compiaciuto d'ingannare me stesso, mentre tentando un esperimento, cercavo di persuadermi della sua possibilità, secondo avevo letto sui libri.

I documenti che non provengono dalla mia personale esperienza, posso garantirli egualmente come esenti di frode; alcuni perchè, nati sotto i miei occhi, fanno parte integrante delle mie ricerche e dei miei tentativi; altri perchè provenienti da persona ben conosciuta e della cui lealtà e buona fede non è possibile dubitare.

E qui ti confesso, caro Farina, che mi par di far un bell'atto di coraggio mettendomi a raccontar fatti e a presentar documenti contro i quali so, anticipatamente, di dover trovare armata la diffidenza, la preoccupazione e, lasciamelo dire, la prosuntuosa ignoranza di gran parte del pubblico. Ma se fra mille che mi canzoneranno, se fra altri mille che non vorranno prestarmi fede, incontrassi una persona ragionevole e competente la quale, anzi che permettersi di sorridere e di dubitare, prendesse in mano il manipolo dei fatti da me raccolto e lo gettasse, insieme colle mie induzioni e colle mie ipotesi, nel crogiuolo dell'analisi positiva, io mi terrei ricompensato, e con usura, del mio ardire imprudente.

Nè credere che il mio amor proprio di osservatore abbia a sentirsi un pochino mortificato nel caso, possibilissimo, che le mie induzioni e le mie ipotesi risultino, dopo un serio esame, insussistenti ed assurde; t'inganneresti di molto. Le ipotesi, le induzioni io le do per quel che valgono, per prodotti di un curioso, di un osservatore dilettante, è come dire di un mezzo ignorante. Pei fatti, pei fatti soltanto, son pronto a stender la mano sul fuoco e a lasciarvela bruciare.