Questa volta l'allucinazione s'era estesa anche all'udito. La Beppina non riconosceva il fratello neppure alla voce; e, interrogata, gli rispondeva con ritenutezza contegnosa. Una commedia divertentissima.

Convintomi che l'allucinazione non le recava alcun disturbo, volli cavarmi la curiosità di osservare, abbandonandola a sè stessa, quanto tempo sarebbe durata. Continuò per più di un'ora e mezzo; indi, a poco a poco, rallentossi, lasciando scorgere, a traverso la vaporosa parvenza illusoria, la persona reale, come dietro un velo di tulle, diceva la Beppina: poi, quasi a un tratto, cessò.

Ma allora la Beppina venne subito ripresa dal turbamento, dalla confusione della prima volta e dovetti riaddormentarla per levarle via quella strana impressione che la rendeva balorda.

Da allora in poi mi lanciai nel mare magno delle allucinazioni con un piacere fanciullesco; e furono esperimenti senza numero, uno più bizzarro dell'altro. La mia volontà di magnetizzatore produceva miracoli, a petto dei quali gl'incantesimi delle fate sarebbero parsi ridicole inezie. Le stanze trasformavansi in magnifici giardini dagli immensi viali ombrati, dalle aiuole screziate dei più bei fiori che occhio umano avesse mai visto; marmoree fontane zampillavano, iridate al sole, in mezzo alla fresca verzura dei prati; graziosi animali d'ogni specie, scimmie, pappagalli, colibri, uccellini-mosca, grosse farfalle azzurre saltellavano, volavano, cantavano attorno alla Beppina, con suo gran diletto. Quegli uccellini brillanti come un topazio la intenerivano singolarmente; e, se io le ordinavo di acchiapparne qualcuno, tosto mi pregava di rendergli la libertà: — Poverino! Era così bello!

Ricordo di uno scimmiotto ch'ella si divertiva (idealmente) a mandare in camera di una pigionale vecchia e noiosa, perchè le mettesse ogni cosa sossopra e la facesse arrabbiare. Ma una volta le parve che lo scimmiotto, saltato addosso alla vecchia, la graffiasse e la mordesse: e si mise ad urlare: no! no! tremando tutta, convulsa.

Temetti un accesso nervoso; e, sbadatamente, le dissi che non era vero, che lo scimmiotto era un'allucinazione....

— Come non era vero?

Portò le mani alla fronte. Non sapeva persuadersi in che modo, desta, ad occhi aperti, potesse vedere quel che non era.

— Guardi! le dissi, soffiandole forte sulla faccia; non c'è più nulla!

L'allucinazione era sparita; ma la Beppina si premeva tuttavia, colle due mani, la fronte, pallida, fissando gli sguardi spaventati sopra di me che le ripetevo, ridendo: è uno scherzo.