— Per carità, disse, non me lo faccia più! Mi sento strizzare il cervello; mi fa male....
Rimediai alla mia storditaggine col solito mezzo; però quella volta, benchè, addormentata e svegliata, non si ricordasse più di nulla, la Beppina rimase fino a sera colla testa un po' offuscata da una specie di accapacciatura; e mi domandò se non l'avessi trattenuta in sonnambulismo più a lungo del solito. Le risposi di sì, quantunque il suo vero sonnambulismo fosse durato pochi secondi. Non contavo come tale quell'allucinazione di un quarto d'ora, perchè i movimenti, gli atti, i ragionamenti di lei allucinata non porgevano nessun indizio di uno stato anormale.
L'allucinazione sparita col solo soffio mi fece sospettare che non era forse indispensabile addormentar la sonnambula per farle subire gli effetti della suggestione allucinatoria, come la chiama benissimo il Richet. Non sarebbe bastata la volontà, resa più efficace da passaggi fatti in maniera che quella non avesse potuto neanche accorgersi della mia intenzione?
Concepire la possibilità d'un esperimento e tentarlo era tutt'uno per me.
La gran caldura mi costringeva a passare in casa quasi l'intiera giornata, e perciò mi svagavo col magnetismo, prendendo brevi appunti d'ogni esperimento che tentavo.
Quel giorno stavamo per andare a tavola. Un ritratto di Garibaldi, appeso alla parete, mi suggerì l'idea di far vedere alla Beppina il suo babbo trasformato nel Generale dalla camicia rossa, dalla testa leonina, dalla bella barba bionda. E il contrasto era perfetto. Il signor P....... aveva certi baffoni appuntati e una barba folta, lunga, d'un nero un po' brizzolato di bianco che gli dava un'aria truce, mentre egli, all'opposto, era proprio un cuor d'oro.
La Beppina trovavasi affacciata alla finestra. Affacciatomi accanto a lei, le feci, senza che se n'accorgesse, alcuni passaggi alla spina dorsale, e le dissi:
— Vada a vedere chi c'è di là. Sarà a pranzo da noi.
— Ma è Garibaldi!
Era tornata subito addietro, rossa dalla commozione e dalla gioia. E siccome in quella famiglia tutti idolatravano il Generale, la Beppina durante il desinare, parlò poco, non sapendo staccar gli occhi da quel volto immaginario, lietissima che il ritratto posseduto gli rassomigliasse così bene. Lo credo! Dovea rassomigliargli per forza; giacchè, nel farle i passaggi, m'ero proprio fissato, col pensiero, su quella brutta litografia, allumacata di minio e di giallo, posta in cornice nel salotto.