Come tu vedi, gli esperimenti eran già diventati di una semplicità di esecuzione meravigliosa. Dopo parecchi altri dello stesso genere, li resi ancora più semplici, sopprimendo addirittura i passaggi.

Io non dubbitavo menomamente della realtà del fluido magnetico di cui mi parlavano i libri; anzi la scoperta, allora recente — del Pacini, mi pare — di microscopici organi elettromotori nei polpastrelli delle nostre dita mi spingeva a fantasticare che tra il così detto fluido e l'elettricità dovesse correrci una ben intima relazione.

Ora so che il Richet, dopo le osservazioni del Burq e dello Charcot, inclina molto verso questo parere. Con esse è stato dimostrato che dal contatto di un metallo poco ossidabile con la pelle sviluppansi debolissime correnti elettriche capaci di modificare rapidamente la sensibilità di un intiero lato del nostro corpo[4].

Magnetizzatore e magnetizzata li consideravo come due macchine telegrafiche messe in comunicazione dal filo conduttore. Se questo apparentemente lì mancava, c'era la volontà che, producendo la corrente, lo suppliva in qualche modo, come suppliva egualmente l'azione, assai più importante, del telegrafista. Mi pareva che — io inducendo la mia corrente (fluidico o elettrica che fosse) nell'organismo della sonnambula, e questa riproducendo, col sonno, colla catalessi, coll'anestesia, colle allucinazioni, i dispacci trasmessile dalla mia volontà, facevamo tutti e due un'operazione quasi identica a quella delle sopraddette macchine telegrafiche, sebbene con mezzi alquanto diversi. Mi pareva che i passaggi, gli ordini indetti, a voce, la volontà soltanto pensata, fossero gradazioni, più o meno notevoli, d'una stessa forza o energia che debbasi dire, richieste dalla progressiva educazione sonnambolica di quell'organismo; e il sorprendente crescendo di fenomeni osservato nella Beppina recava una potente conferma a quella mia opinione. Qual meraviglia dunque che ridotto automatico, insensibile agli eccitamenti dolorosi, insomma caduto in piena balia della mia volontà dirigente, quell'organismo ricevesse anche la sensazione reale delle più strampalate immagini formate appositamente dalla mia fantasìa e le ritenesse come sensazioni di cose veramente esistenti?

Questa ipotesi, te lo confesso, non mi par cattiva neppur ora. La scienza al presente, ne sa — nè più, nè meno — quanto noi due; e le sue varie spiegazioni dei fenomeni del sonnambulismo provocato non presentano certamente maggior solidità della mia. Quella dell'Heidenhain[5], per citarne una sola, che considera i passaggi magnetici come un debole eccitamento della sensibilità di contatto e della sensibilità termica, non potrebbe dare nessuna plausibile ragione delle esperienze che sto per dirti. Lo scienziato cauto e circospetto da me più volte citato conchiude che «nelle condizioni attuali della scienza, quel che si può fare di meglio sia l'ammettere molte cause diverse, agenti simultaneamente e in concorrenza. L'attenzione aspettante viene, per esempio, aiutata dalle eccitazioni visuali ed auditive che, ripetendosi monotonamente, fanno impressione sur un sistema nervoso predisposto alla loro azione. L'influenza della volontà avviene forse, per l'effetto dello stato elettrico della mano del magnetizzatore, modificato dalla commozione che prova e dai movimenti che fa.

Ma sono, egli conchiude, tutte ipotesi negative; e il confessarlo è già qualche cosa.»[6].

Allorchè, smessi i passaggi, vidi l'allucinazione prodursi colla stessa evidenza di prima e unicamente per via di pochi soffii sopra un oggetto o d'una brevissima concentrazione della volontà sempre all'insaputa della Beppina, io non più credetti soltanto alla realtà di quella x incognita che poteva essere il fluido magnetico, l'elettricità o un altro agente ancora senza nome; ma credetti pure alla possibilità di foggiarlo a piacere, di renderlo percettibile, come qualunque oggetto materiale, agli occhi supremamente sensibili della mia magnetizzata, e di ridurlo, per essa, resistente e pesante. Infatti, se facevo il gesto di porgerle qualche cosa, ed essa vedeva subito il fiore, il libro, le monete che avevo avuto la intenzione di farle vedere; e credeva di annusare quel fiore, di metterselo sul seno o tra i capelli; e credeva di recare quel libro nella mia stanza e di posarlo sul mio tavolino; e credeva di contar quelle monete e porle in serbo nella sua borsa. Premendo colla mia mano sulla sua contro un tavolino o una parete, questa mano vi aderiva così fortemente che il babbo e il fratello della Beppina tentavano indarno di staccarnela. — Ahi! ahi! Mi fate male! Mi spezzate il braccio! ella gridava. Ed era evidente che tutto il suo corpo non faceva nessuno sforzo per tener quella mano contro il tavolino o la parete; era evidente che la sua forza di ragazza non sarebbe punto bastata per resistere al suo babbo e al fratello, tutti e due molto robusti. Facendo alcuni passaggi sulla soglia di un uscio, potevo, lì per lì, formarvi un ostacolo per lei insormontabile; ed ella, che ignorava quei passaggi e la mia intenzione nel farli, accorrendo in fretta dalla stanza dove per caso si trovava, a un tratto, giunta dinanzi a quell'uscio, si arrestava, sorpresa di non poter più fare un passo in avanti.

Quest'ultima esperienza, ripetuta un'infinità di volte, circondandola di tutte le più scrupolose cautele, fu da me rifatta quasi un anno dopo, nel maggio del 1865, quantunque non l'avessi ritentata da gran tempo. Uno dei miei fratelli, venuto per le feste dantesche, afferrata la Beppina solidamente pei polsi, voleva costringerla a varcare quella soglia incantata. — Dio!... Mi strappa le braccia!... urlava la Beppina. E mio fratello dovette smettere; e quasi non credeva a sè stesso.

Oggi questa ipotesi della capacità del fluido magnetico — elettricità o altro agente ancora senza nome — di esser foggiato a piacere, reso percettibile, come qualunque oggetto materiale, agli occhi sensibilissimi della magnetizzata, e ridotto, per essa, resistente e pesante, mi pare non solo assurda ma inutile affatto. Non basta forse la estrema sensibilità della sonnambula perchè questi fenomeni così fuor del comune trovino la loro facile e ragionevole spiegazione e sian rimessi dentro la cerchia di tutti gli altri fenomeni del sonnambulismo provocato?

Oramai, per la eccessiva frequenza degli esperimenti, le relazioni tra magnetizzata e magnetizzatore dovevano esser diventate di tale fulminea rapidità che la Beppina poteva benissimo sentire istantaneamente l'impressione del mio pensiero, e provar quindi i soliti effetti dell'allucinazione provocata, mentre io mi immaginavo, ingenuamente, di foggiar a piacere e rendere solido e pesante quel qualcosa della cui natura non avevo, nè ho tutt'ora, nessunissima idea. Nè c'è al mondo chi l'abbia!